Zalipie è un piccolo villaggio a sud-est della Polonia unico nel suo genere, perché racchiude dentro di sé uno scrigno deliziosamente decorato e ricolmo di valori.

Tutto è cominciato agli inizi del XIX secolo, quando la fuliggine dei camini cominciava a sporcare le pareti delle abitazioni e l’intonaco bianco non era sufficiente per nascondere le macchie. Fu un’idea delle donne di mascherare quelle macchie decorando le pareti con motivi floreali, spesso evocando le rose, le peonie e tutti i fiori che crescevano nei loro giardini.

 

Dato che le case oltre a diventare più belle erano anche più resistenti al fumo, questa pratica si radicò all’interno della comunità, continuando anche dopo l’avvento delle stufe moderne e dei nuovi impianti di riscaldamento, diventando così una vera e propria tradizione che perdura ancora oggi.

  

Le case infatti dovevano apparire sempre belle, soprattutto in occasione delle feste religiose e quindi gli abitanti non potevano permettere che la fuliggine rovinasse le loro dimore. Fu poi la competizione tra le donne del villaggio a far sì che si decorassero non solo le case ma anche le stalle, i ponti, le staccionate, le cucce dei cani e perfino la chiesa di San Nicola, con motivi decorativi sempre più complessi, tanto che nel 1948 fu instituita una gara tra le artiste, in cui ognuna avrebbe comunque vinto un premio. Si trattò infatti di un’iniziativa promossa per aiutare la popolazione a superare le drammatiche conseguenze della Seconda guerra mondiale, che aveva ridotto quasi il 20% della popolazione polacca. Oggi è possibile assistere alla gare tra artiste ogni anno, il giorno del Corpus Domini.

 

Felicja Curylowa è stata una delle donne che ha dimostrato maggior impegno nella rinascita di Zalipie, infatti non si è limitata solo alle pareti e ai mobili della sua abitazione ma anche ai soffitti e agli oggetti di uso quotidiano. Addirittura la sua tomba è stata decorata di piastrelle colorate in suo onore. Dopo la sua morte nel 1974 la sua casa è stata trasformata in un museo, tutelata e valorizzata dal Museo Tarnovski, mentre la Casa delle Pittrici è un’occasione per vedere all’opera le artiste, che hanno esteso la loro decorazione floreale anche nel ricamo e su deliziose bambole di paglia.

  

Singolare è come questa tradizione si sia diffusa a Louka, anche questo un piccolo villaggio ma questa volta in Repubblica Ceca, dove Agnes Kasparkova, una graziosa nonnina di 91 anni, ha scelto di decorare le case del villaggio con vivaci fiori blu. Dopo aver lavorato tutta la vita nei campi, una volta in pensione ha imparato la tecnica da un’anziana artista e dopo la sua morte ha cominciato a decorare. Nel corso dei decenni ha completato quasi tutte le case del villaggio e con lo stupore degli altri abitanti ogni primavera continua a presentarsi per portare avanti il lavoro, nonostante le difficoltà che la sua età comporta. Inoltre, utilizza gran parte della sua magra pensione per comprare vernice di alta qualità, in modo che le pareti siano perfette per almeno due anni.

     

“Faccio soltanto quello che mi piace, cerco di contribuire per decorare un po’ il mondo e renderlo un posto migliore” dichiara Agnes. Questo dimostra che la sua arte, come quella di Feljcia e delle altre donne di Zalipie, è l’arte del cuore e dell’anima, del focolare domestico e dell’amore per la famiglia e la comunità. Un’arte che fiorisce dalle ceneri, le ceneri dei camini ma anche le ceneri della guerra. Un’arte che dona colore ma anche speranza, vivacità ma anche forza di rinascere e ricominciare. Una lezione di vita che dovremmo considerare e valorizzare.

 

Marianna Alfieri

 

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