La nascita e lo sviluppo delle stazioni ferroviarie nell’Ottocento è stato un grande cambiamento per la vita delle persone sotto ogni punto di  vista. Perfino il tempo acquisiva una nuova dimensione, una nuova velocità e come ogni grande novità che si rispetti, prima che venga accettata o respinta provoca sempre una sensazione di spaesamento, talvolta di paura. Finché qualcosa non smuove la situazione.

Ci troviamo nella Russia dei Romanov, in particolare nel 1837, quando viene realizzata la prima linea ferroviaria che collegava San Pietroburgo (che allora era la capitale) a Pavlovsk, dove vi era la residenza estiva della famiglia imperiale.

    

La reggia è stata progettata un secolo prima dall’architetto scozzese Charles Cameron su volontà di Caterina la Grande per il figlio Pietro. In perfetto stile neoclassico, richiama la cultura pittoresca che era in voga in Inghilterra in quel periodo, sviluppando attorno all’edificio un vasto giardino ricco di tempietti di evocazione classica, ponticelli e statue.

Caterina la Grande (Settecento)          

Nell’Ottocento Pavlovsk non era il luogo di villeggiatura preferito solo della famiglia imperiale, ma anche di tutta l’aristocrazia russa della capitale, motivo per cui la prima linea ferroviaria collegava proprio questi due luoghi. Prendere il treno era una novità assoluta e molti lo guardavano con sospetto e ne avevano paura, così i dirigenti della società ferroviaria trovarono una soluzione per incoraggiare i viaggiatori e rilanciare Pavlovsk come punto di ritrovo dell’aristocrazia: organizzare concerti nella stazione.

Stazione di Pavlovsk con l’ingresso al Vauxhall Pavillon nel 1888

Fu creato un elegante edificio nei pressi della stazione e chiamato Vauxhall Pavilion, in onore dell’omonima stazione londinese, raffinata e con giardini annessi. Il termine russo vokzal indicherà d’ora innanzi ogni stazione ferroviaria importante e di lusso.

Il Vauxhall Pavillon di Pavlovsk nel 1862, dipinto da Adolph Jossifovich Charlemagne

Nel 1855 fu chiamato dalla società ferroviaria Johann Strauss II che in quel periodo era al massimo del suo splendore. I suoi concerti estivi nella Vauxhall ebbero così tanto successo che il compositore austriaco ottenne un contratto biennale. In esso si stabilì che tutti i giorni per tre mesi doveva tenere concerti dalle sette di sera fino all’ultima partenza del treno, che variava tra le 21.00 e le 23.15 e che la sua presenza doveva essere obbligatoria, tranne il venerdì dove poteva essere sostituito. Inoltre, qualsiasi impegno extra doveva essere rifiutato, a meno che non venisse richiesto dalla corte russa e gli fu concesso il libero utilizzo della linea ferroviaria. La sua orchestra contava una quarantina di elementi provenienti da Vienna, dalla Germania e da San Pietroburgo.

Johann Strauss II

Grazie a Strauss Pavlovsk divenne una meta obbligatoria per la nobiltà russa e ai suoi concerti assistettero anche gli zar Alessandro II e poi Alessandro III. Suonò per undici estati, dal 1856 al 1865, in cui regalò all’alta società russa le prime assolute delle sue composizioni più celebri, tra le quali la Marcia dell’incoronazione op. 183 per lo zar Alessandro II e il Valzer dell’incoronazione op. 184 per l’imperatrice, mentre nel 1869 compose la polka Nel bosco di Krapfen op. 336 e per lo zar Alessandro III la Marcia Russa op. 426, che si possono ascoltare nei video seguenti. Oltre alle proprie composizioni, Strauss poteva eseguire anche overtures, sinfonie e pezzi operistici non ancora conosciuti in Russia.

Oltre a Strauss varcarono la soglia del Vauxhall anche Franz Liszt e Robert Schumann e questo ci aiuta a capire maggiormente quanto rilievo ebbe Pavlovsk in quegli anni, tanto da passare alla storia e a restare nella memoria anche dopo la caduta dei Romanov. Gli interni neoclassici della reggia furono ricostruiti fedelmente sia dopo un incendio nell’Ottocento sia dopo i danni del secondo conflitto mondiale e già da dopo la Rivoluzione di Ottobre la reggia con il parco era diventata un museo, mentre nel 1989 l’intera Pavlovsk diventa sito UNESCO.

Anche l’anima del Vauxhall Pavilion resta immortale e viene riproposta ai giorni nostri: alla Biennale di Venezia 2018 nella sezione architettura la Russia ha omaggiato nel suo padiglione le stazioni ferroviarie, elemento di importanza storica per il paese, celebrando il passato con la stazione di Pavlovsk e il Vauxhall fino a rappresentare il presente e a progettare il futuro.

La stazione di Pavlovsk nel padiglione russo alla Biennale di Venezia 2018, architettura

Iniziativa già attiva da qualche anno è invece quella promossa dalle Ferrovie Russe (Rzd), compagnia statale: organizzare concerti, mostre d’arte e proiezioni cinematografiche in tutte le stazioni della Russia, per fare in modo che non siano più un luogo emarginato e fulcro del malaffare ma che ritornino ad essere un punto d’incontro, in cui l’arte e la musica ritornano ad incoraggiare e ad unire. Tutte le stazioni che aderiscono a questa iniziativa verranno chiamate Vauxhall, in onore della Vauxhall di Pavlovsk  e del suo messaggio.

Stazione di Pavlovsk oggi

Tutto è nato per incentivare la ferrovia e continua per non deturparla. Tutto è cominciato dalla musica ed è grazie ad essa e alla sua capacità di unire gli animi che una tradizione ha varcato i confini netti della storia russa, la quale altrettante cose ha diviso.

 

Marianna Alfieri

 

 

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