Nello splendido scenario delle Marche, nel Parco Naturale Regionale della Gola Rossa e di Frasassi, l’architettura sacra si è fusa nei secoli con l’architettura naturale delle rocce, creando capolavori suggestivi e unici nel suo genere, tutti da scoprire.

 

Il contesto delle Grotte di Frasassi

Le grotte di Frasassi sono delle grotte carsiche sotterranee che si trovano nel territorio del comune di Genga, in provincia di Ancona. Il complesso delle grotte fa parte del Parco Naturale Regionale della Gola della Rossa e di Frasassi, dove la prima grotta, chiamata Abisso Ancona, oggi corrispondente all’ingresso del percorso di visita, è così grande da poter contenere tranquillamente il Duomo di Milano.

L’intero complesso delle grotte si estende per 20 km e all’interno vi è una temperatura costante di 14 °C, con un’umidità relativa vicina al 100%. All’interno delle cavità si possono ammirare delle sculture naturali, formatesi nel corso di 190 milioni di anni, grazie alla formazione di stratificazioni calcaree e all’azione dell’acqua che, goccia per goccia, nel corso dei millenni, ha dato alla roccia svariate forme.

                                

Tali concrezioni si dividono in stalagmiti, che crescono dal basso verso l’alto, e stalattiti, che invece scendono dal soffitto delle cavità. Le forme e le dimensioni di queste opere naturali hanno stimolato la fantasia degli speleologi, che le hanno battezzate in base a ciò che assomigliavano: il Castello delle Streghe, il Cammello, l’Orsa, la Madonnina, le Candele, per poi arrivare alla Spada di Damocle, la stalattite più grossa del parco, alta 7 metri e con un diametro di quasi due metri, o all’Obelisco, la stalagmite più grossa, che raggiunge i 15 metri. Le Canne d’Organo, invece, sono delle lamelle calcaree che se stimolate dall’esterno risuonano.

                                    

 

Chi è Giuseppe Valadier

Giuseppe Valadier è uno degli architetti più rinomati del neoclassicismo romano. Suo padre Luigi era un affermato orafo e gioielliere, infatti il figlio imparò anche quest’arte, portando a termine alcune opere decorative del defunto padre sulla facciata di San Pietro in Vaticano. A soli tredici anni, vinse il premio di architettura in un concorso bandito dalla prestigiosa Accademia di San Luca a Roma, dove insegnerà in età adulta. Adottando uno stile che oscilla tra il palladianesimo e la magnificenza del neoclassicismo romano, il Valadier realizza diverse opere architettoniche tra Roma e l’Italia centrale, come la sistemazione urbanistica di Piazza del Popolo e la cattedrale di Urbino, oltre al restauro del Colosseo e dell’Arco di Tito.

       

 

Il tempio di Santa Maria

Proprio a Genga e vicino alle Grotte di Frasassi si trova un’alta grotta di montagna, che nel X secolo è stata utilizzata come rifugio dalla popolazione durante le invasioni dei popoli nel Nord ed Est Europa, grazie ai ritrovamenti di monete, ossa umane, forni per il pane e pozzi di grano. Tali reperti furono trovati proprio nel 1828, quando Papa Leone XII, originario di Genga, commissionò a Giuseppe Valadier la costruzione di una chiesa all’interno della grotta, dedicata alla Vergine, in modo da trasformare il luogo da rifugio di guerra a rifugio spirituale, per dare sollievo a tutti i peccatori.

            

Anche l’architettura della chiesa sembra rifugiarsi nella roccia, con la cupola che incontra le pareti naturali. Affascinante è guardarlo dal retro della grotta, quando la roccia incornicia l’edificio e la luce ne esalta la bellezza. Di pianta ottagonale, il corpo dell’edificio è costituito interamente di blocchi di marmo bianco travertino, estratto da una cava sovrastante la grotta, mentre la copertura è una cupola in piombo. All’interno si trovava un altare con una statua in marmo di Carrara della Madonna col Bambino, attribuita alla bottega del Canova, oggi al Museo di Arte Sacra di Genga e sostituita da una copia nel tempio.

               

 

L’eremo di Santa Maria 

Sul versante sinistro delle Grotte di Frasassi e vicino al tempio del Valadier si trova l’eremo di Santa Maria Infra Saxa, tutto in pietra e con l’interno parzialmente scavato nella roccia. In questo caso l’edificio è ancora più antico, perché risale almeno all’XI secolo, essendo documentato nel 1029. Nato come oratorio, divenne poi monastero di clausura delle monache benedettine.

                       

 

Il Parco Naturale della Gola Rossa e di Frasassi, quindi, è la dimostrazione di come architettura e natura si siano fuse perfettamente nel territorio, divenendo simbolo universale della primordiale necessità dell’uomo di entrare in contatto con il mondo naturale, da sempre rifugio e ambiente originario fin dalla nostra esistenza.

 

Marianna Alfieri

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