Gli artisti contemporanei ci hanno emozionato e ci emozionano ancora con le loro opere e conoscendo le loro vicissitudini in modo più dettagliato rispetto agli artisti del passato, siamo in grado di comprendere di loro delle sfumature che per i protagonisti delle epoche precedenti è difficile, talvolta anche impossibile comprendere.

Voglio parlare in questo articolo delle storie d’amore del mondo dell’arte contemporanea più celebri, che hanno varcato i confini della riservatezza della vita privata perché tanto intense e tormentate, così tanto da segnare anche dal punto di vista artistico le vite degli artisti che le hanno vissute.

Ho selezionato le storie di: Frida Kahlo e Diego Rivera, Picasso e Dora Maar, Marina Abramovic e Ulay.

Frida Kahlo e Diego Rivera: un amore tormentato

Frida Kahlo ha 22 anni quando sposa Diego Rivera nel 1929. Lui aveva 43 anni ed era già al terzo matrimonio, con una figlia che non ha mai riconosciuto. Frida qualche anno prima aveva subito un incidente gravissimo e dovette subire 32 operazioni chirurgiche. Fu durante il lungo riposo a casa col busto ingessato che sperimentò la pittura e si accorse che doveva essere quella la sua strada, tanto che un giorno decise di far vedere i suoi dipinti a Diego Rivera per sottoporli alla sua critica, visto che allora era un importante artista e muralista e lei lo aveva già incontrato nel ’22 mentre dipingeva un murales vicino alla scuola.

Frida Kahlo, autoritratto in veste di velluto, 1926

Frida Kahlo, ritratto di Diego Rivera, 1937

Diego Rivera, murale, Palazzo Nazionale, Città del Messico, 1950

Rivera rimase molto colpito dal talento di Frida, inserendola anche nel partito comunista messicano. Diego Rivera però non era mai stato campione di fedeltà e Frida lo sapeva, sfogando le sue frustrazioni sentimentali attraverso rapporti extraconiugali, anche omosessuali. Divorziarono poi nel 1939, perché il tradimento di lui con la sorella di Frida era troppo da sopportare, oltre al fatto che l’impossibilità di avere una famiglia a causa del fisico compromesso dall’incidente aveva creato ferite ancora più profonde.

Frida Kahlo e Diego Rivera nel 1932

Frida Kahlo, la colonna rotta

Nel 1940 però si risposarono, Diego tornò da lei dichiarando di amarla ancora e lei lo perdonò subito. Nel suo diario scrive spesso che più lui la tradisce, più lei sente di amarlo: gli altri e le altre sono solo dei flirt, il loro amore è profondo ed è l’unico che conta. L’arte è ciò che li lega ancora di più, tanto che molte tematiche sono in comune alle opere di tutti e due: la vita e la morte, la rivoluzione e la religione, il realismo e il misticismo.

Frida Kahlo e Diego Rivera, 1931

Quando Frida morì nel 1954, Diego si sposò nuovamente, ma passò gli ultimi anni della sua vita a far conoscere le opere della sua consorte.

Picasso e Dora Maar: un amore schiavo

Pablo Picasso ha avuto molte donne nella sua vita, con alcune di esse ha avuto anche dei figli ma è difficile dire se si sia mai innamorato davvero di una di loro, visto come le trattava. Di loro ha lasciato molti ritratti e questa è l’unica poesia di amori che tali non erano, perché egoistici, corrosivi, devastanti. Picasso le donne le corteggiava e le ammaliava, ma poi faceva strage di cuori, diventava spietato, le usava, le consumava e poi le lasciava lì in un angolo, come un gatto che si stanca di giocare col gomitolo.

Un esempio fra tutti è la storia con Dora Maar, una fotografa stimatissima e di grande talento, dalla voce suadente, gambe lunghe, mani affusolate ma soprattutto grandi occhi grigi pieni di malinconia che troneggiavano sull’espressione austera come una finestra spalancata sull’oceano in tempesta. Si conobbero nel 1935 in un caffè parigino, lei 28 anni, lui 54 con una moglie, una compagna e tre figli. La leggenda vuole che lui rimase ammaliato da un gioco che lei faceva sempre al tavolino, appoggiando la mano guantata e divaricata e colpendo velocemente col coltello gli spazi vuoti tra le dita. “Io sono la donna che piange”, diceva, “sono l’idea stessa del dolore, il mio, il suo, quello del mondo” e Picasso la dipingeva, spesso disegnandole lacrime stellate.

       

Picasso però non apprezzava affatto le fotografie di Dora, ci vedeva in esse qualcosa di De Chirico, che odiava profondamente. La convinse così ad abbandonare la fotografia e a dedicarsi alla pittura, dove però non eccelleva e Pablo la criticava aspramente, “tanti sogni per niente” e infinite altre umiliazioni. Da tutti definita intelligentissima, Dora resta comunque schiava sentimentale di Picasso per nove anni, riprendendo in mano la macchina fotografica solo per immortalare Guernica. Nonostante tutto l’appoggio e l’amore che lei ha sempre dato a Picasso, viene da lui lasciata nel modo più offensivo  in assoluto: lui si presenta di punto in bianco a casa sua con la nuova amante, la giovane e promettente pittrice Françoise Gilot, futura madre di altri due figli e l’unica donna a lasciare l’artista invece di essere lasciata.

Guernica fotografata da Dora Maar

Françoise Gilot

Dora ha un grave crollo emotivo, viene ricoverata in manicomio e salvata più tardi dal medico di Picasso, che la convince anche a riprendere la fotografia. Lo farà sulla soglia dei settant’anni e sebbene Picasso le abbia lasciato un segno indelebile, riuscirà a riscattarsi, mentre altre donne dell’artista si sono suicidate. Tutte potevano rispecchiarsi nel detto di Dora: “Non sono stata l’amante di Picasso. Lui era soltanto il mio padrone”.

Marina Abramovic e Ulay: un amore intenso

Nel 1976 la vita di Marina Abramovic, la “nonna della performance art”, un’arte che si esprime attraverso le azioni dell’artista verso il pubblico, indagando diversi aspetti, si incrocia con quella di Ulay, artista e fotografo tedesco anch’egli inserito nel contesto della performance. Lei lavora sui limiti del corpo e sulle possibilità della mente, lui sulle relazioni tra corpo, spazio e società.

            

Si incontrarono ad Amsterdam e fu più di un amore a prima vista: iniziarono anche una collaborazione artistica creando il duo The Other in cui esploravano i limiti del corpo, delle relazioni umane, dei simboli, della stessa arte. Condividevano tutto, viaggiavano e vivevano in un furgone e tra i progetti più estremi si ricorda Death Self, in cui univano le labbra respirando l’aria espulsa dall’altro fino a terminare l’ossigeno a disposizione, per poi cadere a terra privi di sensi 17 minuti dopo. L’obiettivo era di esplorare la capacità dell’individuo di assorbire, cambiare e distruggere la vita altrui.

  

Nel 1988, dopo dodici anni di relazione e collaborazione intense, si accorsero che non poteva più funzionare tra loro e decisero di lasciarsi. Lo fecero però regalando al mondo la loro ultima performance artistica, The Lovers: partirono insieme per la Cina per percorrere la Muraglia Cinese in solitario, dai due estremi opposti, lui dal deserto del Gobi e lei dal Mar Giallo, camminando per 2.500 chilometri, per poi incontrarsi nel centro del percorso, abbracciarsi e dirsi addio.

  

Per 23 anni intrapresero strade diverse senza incontrarsi, finché l’arte non decise di chiudere il cerchio: ciò accade durante la performance The Artist is Present, in cui Marina ha trascorso 716 ore e mezzo al MoMa di New York seduta davanti ad una sedia vuota, in cui i visitatori potevano sedersi e sostenere il suo sguardo intenso per qualche minuto. Fu qui che Ulay decise di essere un visitatore e di incontrarla. Si può vedere la grande emozione in questo video, che commosse tutto il mondo.

Una favola però che finisce in tribunale, quando nel 2015 Ulay cita a giudizio la Abramovic per questioni di diritti d’autore: secondo lui Marina ha violato le regole del contratto che avevano stipulato quando lavoravano insieme, dichiarandosi in alcune mostre come unica autrice dei loro lavori e mentendo su alcuni prezzi di vendita. Accusa che Marina smentisce seccamente ma il giudice dà ragione a Ulay, stabilendo un risarcimento di 250.000 euro. Un amore intenso, divorato dal business, ma che ha lasciato lo stesso una grande testimonianza.

 

Sono dunque storie intense e tormentate, in cui l’arte gioca comunque un ruolo fondamentale, facendoli incontrare, amare, collaborare, fino a dividerli. Un’entità che crea e distrugge ma che troneggia sempre trionfante, un’amante fedele, che non lascia mai i suoi artisti. Forse alcuni di questi non si possono chiamare neanche amori, ma l’unico amore certo e perenne è quello per l’arte.

 

Marianna Alfieri

 

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