Capri è sempre stato un incanto. Popolata dai fenici, dai greci, dai romani, dai mori, dagli arabi, dai normanni, dagli spagnoli, è stato luogo di incontri e mescolanze, di una cultura mediterranea a tutto tondo, di un mondo per certi versi esotico, che ha incantato artisti e musicisti nel corso dei secoli fino ai giorni nostri.

La storia che voglio raccontarvi oggi, in particolare, è quella di una donna che ha stregato gli animi di molti artisti, divenendo la musa più desiderata e amata di tutta l’isola, una sorta di simbolo di quella realtà artistica ottocentesca che ama Capri, vedendo in essa un nuovo rifugio dalla frenesia cittadina europea.

Charles Caryl Coleman, All’ombra del vino, Capri olio su tela, 1898

Si chiama Rosina Ferrara, nata ad Anacapri, ma le voci dicono che discendesse da parte di madre dal corsaro ottomano Barbarossa. Che fosse vero o meno, non si può negare che ad incantare i pittori dell’epoca, così tanto da farla diventare la loro musa, fu proprio la sua bellezza esotica: capelli neri e arruffati, pelle olivastra, occhi scuri e penetranti. Prima però bisogna fare una premessa culturale, per comprendere meglio il contesto in cui Rosina si muove.

Sebbene Capri fosse da sempre conosciuta e ammirata, nell’Ottocento vi fu un vero e proprio culto dell’isola, in quanto chiamò a sé un’orda di artisti italiani e soprattutto stranieri, molti dei quali decisero di prolungare il soggiorno fino agli ultimi giorni della loro vita.

Si può stabilire convenzionalmente come data d’inizio di tale fenomeno il 1826, quando il poeta prussiano August Kopisch e il suo seguito, assieme a un marinaio caprese che faceva da guida, esplorarono una grotta dell’isola, che si credeva infestata da spiriti maligni. Per quanto fosse già nota e visitata, nel momento in cui Kopisch la chiamò Grotta Azzurra, a causa dei suggestivi riflessi sull’acqua, attirò sull’isola tantissimi naturalisti, speleologi, turisti e pittori.

Carl Friedrich Seiffert (1808-1891), Grotta Azzurra a Capri 1860, Alte Nationalgalerie (Berlino)

Ben presto gli artisti furono attratti non solo dalla Grotta Azzurra e dai Faraglioni, ma anche dalla vegetazione mediterranea, dalle rocce, dalle piantagioni di limone sulle terrazzine, dalle stradine strette, dalle casette bianche cupolate e poi dalla popolazione locale, di origine classica e per certi versi ancora classica, perché lontana dallo sviluppo urbano, ancorata alle tradizioni, mantenuta dai lavori manuali, a contatto con la terra e con il mare. A Capri il tempo sembrava essersi fermato e, nell’ottica del romanticismo europeo che cominciava ad affermarsi, diventava una sorta di rifugio, di luogo incantato, depositario di antichi valori e antica bellezza, ma anche uno scrigno esotico, in cui la natura dominava ancora sull’uomo, regalando scorci favolistici oppure luoghi imponenti e misteriosi, tutti incontaminati e da esplorare, sia con gli occhi che col pennello.

William Stanley Haseltine, Arco Naturale, Capri, 1870, National Gallery of Art

Proprio in questo scenario è inserita Rosina e ora è giunto il momento di raccontare la sua storia.

Nata nel 1861 in una famiglia operaia, a 17 anni catturò l’attenzione dell’artista francese Edward Vaux, poi dell’inglese Frank Hyde. “Un tipo arabo-greco” diceva quest’ultimo, dalle movenze così delicate da risultare sprecata per il lavoro nei campi. Così la prese con sé come modella nel suo studio personale, allestito in una villa del monastero abbandonato di Santa Teresa, traendone grande ispirazione.

Frank Hyde, Rosina Ferrara

Nel 1878 giunse sull’isola un grande ritrattista statunitense, John Singer Sargent, il quale, ospitato dall’amico Hyde, rimase stregato dalla bellezza esotica di Rosina, tanto che in un solo anno la ritrasse in ben dodici opere. Tra esse spiccano: Capri Girl on a Rooftop, in cui Rosina balla la tarantella in una terrazza mentre un’altra ragazza tiene il ritmo col tamburello; Rosina, un bellissimo fuori campo che cattura lo sguardo intenso della giovane, così magnetico e passionale, così lontano dalle donne perlacee americane, statiche e immortali, dipinte da Sargent fino a quel momento. Poi c’è Dans Les Oliviers, esposto al salone di Parigi nel 1879, in cui la nostra musa passeggia tra gli ulivi della sua isola con innata disinvoltura e infine la più famosa: Rosina Ferrara, Head of Anacapri Girlun disegno a olio in cui la testa di profilo della giovane ha incantato il mondo.

John Singer Sargent, Capri Girl on a Rooftop

John Singer Sargent, Rosina

John Singer Sargent, Dans les Oliviers

John Singer Sargent, Rosina Ferrara: head of Anacapri

John Singer Sargent, Madame X

I dipinti di Sargent permisero di far conoscere Rosina in tutto il mondo, la quale divenne il simbolo di quell’isola così piena di meraviglie e di misteri, così lontana dalla monotonia e frenesia dei centri urbani. Rosina, però, non era l’unica modella. Molte donne capresi, infatti, furono delle muse per i vari pittori che approdavano sull’isola, tanto che ci furono anche degli scontri con i sacerdoti locali, in quanto vedevano quell’attività come una vendita astratta del corpo femminile, specialmente se ciò avveniva mentre i mariti si trovavano in mare a pescare. Ciononostante, Rosina era l’unica che aveva imparato il francese dagli artisti e le sue movenze delicate, assieme alla sua bellezza fuori dal comune, la distinguevano dalle altre, motivo per cui è lei la protagonista indiscussa di questa realtà artistica.

Sophie Gengembre Anderson (1823-1903), Ragazza caprese con fiori olio su tela, XIX secolo, Russell-Cotes Art Gallery & Museum (Bournemouth)

Come tutti i fiori, però, dopo una fase rigogliosa si finisce per appassire. Nel 1883, dopo aver avuto una figlia da padre a noi ignoto e dopo una relazione con l’artista belga Alfred Stevens, Rosina sposò nel 1891 il muralista americano George Randolph Barse e insieme si trasferirono a nord di New York. Una terribile polmonite, purtroppo, portò via la musa di Capri nel 1934 e il marito, incapace di vivere senza di lei, si suicidò.

Rosina è mortale, dunque; ci aveva già avvertiti Sargent, dipingendo quegli occhi. Rosina è umana, passionale, intensa; una fiamma imponente, che brucia e cattura, un vento di mare, che stordisce e si estingue, perennemente pulsante, un battito ancestrale che palpita in ogni opera d’arte che la raffigura.

John Singer Sargent, Rosina

 

Marianna Alfieri

 

 

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