In occasione della festa della mamma, ho deciso di parlare di una figura materna presentata sul grande schermo nel 2013 dal regista Stephen Frears, sulla base di un romanzo di Martin Sixsmith, coprotagonista della vicenda realmente accaduta. Sto parlando di Philomena Lee, una donna irlandese che con il suo coraggio e determinazione si mette alla ricerca del figlio e della verità che li ha tenuti separati per cinquant’anni.

Philomena rimane incinta giovanissima, ma come tutte le ragazze che lavoravano e alloggiavano nel convento di suore del Roscrea e diventavano madri, dopo aver partorito con parto podalico e senza antidolorifici nel 1952, fu costretta a firmare un documento che dava in adozione il suo bambino. Seguì la crescita del suo piccolo Anthony da lontano, mentre lavorava in lavanderia in uno stato di prigionia, fino a che il bambino non compì 3 anni e venne adottato da una famiglia.

  

Philomena si chiuse nel suo dolore profondo e finita la sua istruzione andò da una zia, si sposò e creò una famiglia. Un giorno, cinquant’anni dopo l’accaduto, decide di aprirsi con sua figlia e le racconta tutta la storia, rivelandole di essere decisa a scoprire che fine abbia fatto il suo Anthony, sperando di poterlo riabbracciare. In contemporanea il giornalista Martin Sixsmith, da poco licenziato come consulente governativo, si affida ad un editore per scrivere un libro e qui il destino fa la sua comparsa: Martin conosce per caso la figlia di Philomena che faceva la cameriera ad una festa, la quale ne approfitta per proporgli di aiutare sua madre a ritrovare il figlio. Dapprima restio ma bisognoso di lavoro, accetta l’incarico e comincia ad indagare con Philomena per rintracciare Anthony.

Il primo luogo in cui vanno è il convento, dove le suore dicono che un incendio ha distrutto tutti i documenti di quell’epoca e quindi non possono essere d’aiuto. Grazie alle sue doti di giornalista e ai suoi contatti con la politica, Martin scopre che in realtà l’incendio non fu casuale e fu mirato sui documenti di quel tempo e che inoltre i bambini non furono dati in adozione ma venduti profumatamente alle famiglie ricche. Scopre inoltre che Anthony era un certo Michael Hess, avvocato di successo presso la Casa Bianca, omosessuale e morto di AIDS nel 1995, a soli 43 anni.

Philomena non è per nulla sconvolta circa l’orientamento sessuale di suo figlio e fa di tutto per parlare col suo compagno, dal quale scopre che Anthony/Michael ha sempre voluto cercare la madre, che era andato fino in Irlanda dalle suore per scoprire di più ma che queste gli dissero che avevano perso ogni contatto e che il suo ultimo desiderio prima di morire era quello di farsi seppellire nel cimitero del convento, nella speranza che la madre un giorno potesse scoprire la sua identità e trovarlo.

Come un cerchio, la storia finisce dove è iniziata. Martin e Philomena si confrontano con una delle suore rimaste in vita da allora, che dichiara di non essersi pentita e che separare i figli dalle ragazze madri affidate al convento era la punizione del Signore per il loro peccato di lussuria. Martin la rimprovera aspramente, mentre Philomena, nonostante ciò che aveva passato, dimostrandosi superiore e libera la perdona. Ciò che le importava davvero era aver ritrovato suo figlio, anche se non c’era più. Era fiera di lui per l’uomo che era diventato e soprattutto sapeva che era stato amato fino alla fine. Dopo averlo salutato nel cimitero, Philomena si sente in pace e accetta che la sua storia venga scritta e pubblicata da Martin.

 

La vicenda è stata interpretata magistralmente da Judie Dench e Steve Coogan nel film Philomena del 2013 tanto che la pellicola vince il premio per la miglior sceneggiatura alla Mostra del Cinema di Venezia nonché numerose nomination agli Oscar (tra cui quella di Judie Dench come migliore attrice protagonista) e ai Golden Globes e anche numerosi premi, dove spicca il David di Donatello al regista Frears per il miglior film europeo.

Philomena Lee è diventata una portavoce per i diritti sulle adozioni e nel 2014 ha anche incontrato Papa Francesco per discutere sulle politiche di adozione nella chiesa cattolica. Il suo è un esempio materno di amore sconfinato, di coraggio, determinazione e perdono e per tal motivo ho voluto dedicarle questo articolo in una giornata così speciale.

 

Marianna Alfieri

 

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