Lucio Dalla è stato un grandissimo musicista e un grandissimo cantautore e anche una persona con un grande cuore e una notevole sensibilità.

Un esempio che dimostra questo è la canzone Piazza Grande, presentata al Festival di Sanremo 1972 classificandosi all’ottavo posto e la conseguenza che ha portato a livello sociale.

Santi che pagano il mio pranzo non ce n’è
Sulle panchine in Piazza Grande
Ma quando ho fame di mercanti come me qui non ce n’è
Dormo sull’erba e ho molti amici intorno a me
Gli innamorati in Piazza Grande
Dei loro guai dei loro amori tutto so, sbagliati e no
A modo mio avrei bisogno di carezze anch’io
A modo mio avrei bisogno di sognare anch’io
Una famiglia vera e propria non ce l’ho
E la mia casa è Piazza Grande
A chi mi crede prendo amore e amore do, quanto ne ho
Con me di donne generose non ce n’è
Rubo l’amore in Piazza Grande
E meno male che briganti come me qui non ce n’è
A modo mio avrei bisogno di carezze anch’io
Avrei bisogno di pregare Dio
Ma la mia vita non la cambierò mai mai
A modo mio quel che sono l’ho voluto io
Lenzuola bianche per coprirci non ne ho
Sotto le stelle in Piazza Grande
E se la vita non ha sogni io li ho e te li do
E se non ci sarà più gente come me
Voglio morire in Piazza Grande
Tra i gatti che non han padrone come me attorno a me.

Il testo è come se fosse una sorta di confessione di un senzatetto, in quanto afferma di aver scelto quel tipo di vita, ma allo stesso tempo sente la necessità comune a tutti gli uomini di essere amato, da una donna o da Dio. Piazza Grande è un nome che i bolognesi assegnano a quella che in toponomastica è Piazza Maggiore ma secondo alcuni interpreti si tratta di Piazza Cavour, che Dalla ha anche abitato da giovane e che a differenza delle altre piazze presenta panchine ed erba.

 

Piazza Grande è una delle poche canzoni italiane che pone attenzione a una categoria sociale che ancora oggi viene emarginata e spesso maltrattata e quindi si pone come una sorta di manifesto di questa realtà. Lucio Dalla amava parlare con i senzatetto di Bologna, più volte dichiarava di sentirsi uno di loro e strinse legami così forti che alcuni divennero anche suoi amici.

Fu felicissimo quando nel 1993 gli fu proposto da Roberto Morgantini di utilizzare il titolo della canzone per una nuova tipologia di giornale, che sarebbe stato distribuito per le strade dai senzatetto ad un costo basso e contenente articoli sul loro mondo, talvolta scritti da loro, in modo che costituisse una piccola fonte di guadagno che gli permettesse di ricominciare. Piazza Grande divenne così anche il primo giornale di strada italiano, dopo il quale ne seguirono altri a Firenze (Fuori Binario) Milano (Terre di Mezzo), Foggia (Foglio di via) e Roma (Shaker-Pensieri senza dimora), con l’aggiunta di uno nazionale (Scarp de’ tenis).

Idea di Dalla fu quella di organizzare, sempre con l’associazione di Morgantini Piazza Grande, un pranzo riservato ai senzatetto ogni Epifania presso la pizzeria “Da Napoleone”, dove si scherzava e si cantava insieme e dove l’artista coglieva l’occasione per donare a ciascuno una bustina con dei soldi. Inoltre partecipava attivamente anche ad altre attività del giornale, come distribuire ai clochard il pane e la Costituzione o per dare lezioni di italiano agli stranieri.

Una storia bellissima che continua ancora oggi con diversi volontari e dove ognuno di noi può dare un contributo nella propria città. Sia se lo abbia scelto come nel testo della canzone, sia se sia stata l’unica alternativa per diversi motivi, un senzatetto è comunque una persona che si è persa ed è dovere di ogni cittadino toglierlo dai margini e contribuire nel restituirgli amore e dignità. La canzone è arrivata ottava al Festival del ’72 ma poi non è stata più emarginata, tanto che ancora oggi viene ricordata tra le più celebri e amate di Lucio; allo stesso modo dovrebbe essere il significato e il valore che il testo porta, così facile da dimenticare ma altrettanto facile da applicare.

 

Marianna Alfieri

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