Risulta difficile definire Leonardo da Vinci con una sola parola. Si sa che egli non è stato solo un artista, ma anche un meccanico, un naturalista, un anatomista, un inventore e un grande osservatore. Si sa anche che i suoi testi non erano destinati alla diffusione, motivo per cui molte sue scoperte rimasero inedite per molto tempo. Un esempio lampante e poco conosciuto è proprio la grande scoperta che il genio vinciano fece sui fossili, che affronteremo in questo articolo.

Si tratta di una scoperta contenuta nel Codice Leicester, consistente in una trentina di pagine, databili al 1505-1508, che si occupano dei fiumi e dei fossili.

Alcune pagine del codice Leicester che studiando il pianeta Terra e il comportamento dell’acqua

Facciamo prima un passo indietro: quali erano le spiegazioni sui fossili circolanti all’epoca?

Innanzitutto, bisogna sottolineare l’enorme importanza delle Sacre Scritture all’interno della cultura di quel tempo. Per coloro che vivevano gli inizi dell’età moderna, la Terra aveva un’età molto breve, ovvero circa 6000 anni, come è indicato nella Bibbia. Dunque, le cronologie correnti collocavano la nascita del nostro pianeta intorno al 4000 a.C. e, ad eccezione del diluvio universale, si riteneva non avesse subito alcun mutamento di particolare rilievo.

La geologia diverrà una disciplina indipendente soltanto all’inizio dell’Ottocento, così come il termine fossile assunse il significato corrente soltanto nel XIX secolo, indicando cioè le tracce di organismi vissuti in un remoto passato. In origine, infatti, il termine fossile, dal latino fodio, scavare, indicava tutto ciò che si trova sottoterra: rocce, minerali e resti pietrificati di esseri viventi. Questi ultimi, definiti “pietre figurate“, venivano ritenuti scherzi della natura ed erano molto ricercati dai mecenati per riempire gli scrigni dei loro studioli.

Alcuni naturalisti cinquecenteschi, dunque, trovandole in prossimità di fiumi e colline, cominciarono a ritenere queste pietre figurate come resti di creature del passato, situati in quei luoghi a causa del diluvio universale. Tuttavia, già da metà del Cinquecento, alcuni studiosi cominciarono a formulare nuove interpretazioni sulla struttura della Terra che si distaccavano dai testi sacri, formando gli arbori della geologia e della paleontologia. Basti pensare agli studi di Bernard Palissy e di Girolamo Fracastoro, che ipotizzarono un’origine organica dei fossili, escludendo il diluvio universale come causa. Le loro ricerche, però, non ebbero subito successo: bisognerà aspettare il Seicento per vedere i fossili esclusi dal regno minerale.

                

Ma che ruolo ha Leonardo da Vinci in tutto questo?

Ebbene, Leonardo era arrivato alle stesse conclusioni ancora prima, come dimostrano gli scritti del codice Leicester, che però non fu mai diffuso per molto tempo. Una scoperta rivoluzionaria avvolta nel silenzio e unica nel suo genere. Egli fu il primo naturalista ad andare controcorrente senza nemmeno rendersene conto.

Particolare del codice Leicester sul comportamento dell’acqua dei fiumi

Ma scopriamo adesso come fece Leonardo a scoprire la vera genesi dei fossili, dimostrando che la Terra, in realtà, è molto più antica di quanto si credesse.

Particolare della famosa Vergine delle rocce di Leonardo. Si nota come l’artista osservasse le rocce e le rappresentasse anche nelle sue opere. Siamo intorno al 1483-86.

Dobbiamo immaginarci un Leonardo cinquantenne, che percorrendo le strade a cavallo o a piedi tra Firenze e Milano, ha potuto osservare gli strati delle rocce e i fossili di pesci, coralli, conchiglie, stelle marine. Si accorge che si trovano ad alta quota  e che sono visibili solo grazie all’erosione delle rocce provocata dai fiumi. Inoltre, nota che si è fossilizzato un intero ambiente marino, formato da animali che vivono a diverse profondità.

      

Per tali motivi, per Leonardo è impossibile che un diluvio durato 40 giorni abbia creato tanti strati in ordine cronologico, con ogni specie animale alla sua profondità corrispondente. Con la sua potenza improvvisa e dirompente, avrebbe senza dubbio sparpagliato e frantumato ogni cosa.

Leonardo sviluppa una concezione dinamica dei processi geologici, attribuendo la presenza dei fossili non ad un unico evento,  ma ad una serie di cataclismi ed immersioni della terra sotto il mare. Tutto questo viene definito in paleontologia tanatocenosi e dimostra in ogni caso che la Terra è molto più antica di 6000 anni! Per noi ovviamente non è una novità, ma per l’epoca lo era, a tal punto che gli altri pochi naturalisti che fecero le stesse scoperte non ebbero successo.

Un esempio di tanatocenosi

Tutto questo dimostra quanto Leonardo sia un genio a tutti gli effetti, non solo nel campo scientifico, ma anche artistico. Un grande patrimonio per tutti noi, che a 500 anni di distanza, ancora è in grado di stupirci.

Marianna Alfieri

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