La storia di Lady Godiva si fonde con la leggenda, dopodiché la leggenda diviene un simbolo, superando lo spazio ed il tempo. Per comprendere a fondo una donna come Lady Godiva, conosciuta in tutto il mondo come colei che cavalcò nuda per le strade di Coventry per ottenere giustizia, bisogna scindere le tre dimensioni in cui vive, per poi unirle di nuovo, ottenendo così una visione d’insieme ordinata e soprattutto corretta, su una delle donne più affascinanti dell’Inghilterra medievale.

 

La storia 

Se si esclude la leggenda, si conosce molto poco di Lady Godiva dal punto di vista storico. Innanzitutto, pare che fu una nobildonna anglosassone, moglie del conte Leofrico di Coventry. In realtà, il nome Godiva è la versione latinizzata di Godgifu, che significa “Dono di Dio“. Il primo documento che la cita risale al XII secolo, nel quale un monaco dell’isola di Ely scrisse che lei era vedova quando sposò Leofrico e che entrambi erano benefattori generosi di case religiose. In un documento del 1050, infatti, il suo nome è menzionato assieme a quello del marito per una concessione di terra fatta al monastero di Santa Maria di Worcester, ma sono anche ricordati come benefattori di altri monasteri: a Leominster, Chester, Much Wenlock ed Evesham.

John Skinner Clifton, Lady Godiva e il conte Leofrico, XIX secolo, Herbert Art Gallery & Museum, Coventry.

Quando Leofrico morì, nel 1057, pare che Lady Godiva abitò nella contea di Coventry anche dopo la conquista normanna del 1066. Dal Domesday Book, il libro che raccoglie il grande censimento voluto proprio da Guglielmo il Conquistatore, infatti, Lady Godiva sembrerebbe essere una dei pochi anglosassoni e l’unica donna a rimanere un’importante proprietaria terriera anche dopo la conquista. La data di morte e il luogo di sepoltura sono oggetto di dibattito fra gli storici: dato che il censimento fu completato nel 1086, c’è chi colloca la morte di Lady Godiva fra il 1066 e il 1086, chi invece nel 1067, mentre il luogo di sepoltura oscilla fra la chiesa della Trinità di Evesham (oggi in rovina) e quella di Coventry, accanto al marito, dove un tempo pare vi fosse una vetrata che li raffigurasse.

Anne Whitney, Lady Godiva (dettaglio), 1864, Dallas Museum of Art, Dallas.

 

John Thomas, Lady Godiva, 1861, Maidstone Museum, Kent.

 

La leggenda

Per quanto riguarda la leggenda, essa è stata modificata con delle aggiunte nel corso dei secoli. La versione di base è raccontata nel Flores Historiarum, una cronaca medievale scritta in latino da vari autori, che ripercorre le vicende dell’Inghilterra dalla creazione fino al 1326. La leggenda è raccontata da Roger di Wendover, nel Duecento: Lady Godiva, a causa delle tasse elevate imposte da suo marito Leofrico sulla popolazione di Coventry, prese le parti dei cittadini e implorò il consorte di eliminarle, ma il conte si rifiutò. Lady Godiva, però, continuò ad insistere e così Leofrico, stanco delle suppliche della moglie, la provocò, dicendo che avrebbe eliminato le tasse solo se lei avesse cavalcato nuda per le vie della città. La giovane nobildonna prese sul serio le parole del consorte, così, cavalcò nuda attraversando il mercato di Coventry, scortata da due cavalieri, con i lunghi capelli che lasciavano scoperte solo le gambe. Alla fine, il marito mantenne la sua parola ed eliminò le tasse, ma ad eccezione di quelle sui cavalli, come scrive nel Trecento Ranulf Higden nel suo Polychronicon.

Edmund Blair Leighton, Lady Godiva nel momento della discussione con il marito, 1892.

 

Jules Joseph Lefebvre, Lady Godiva, 1891, Musée de Picardie, Amiens.

Ben presto, la leggenda si radicò nella cultura inglese, attraversando i secoli e portando con sé anche delle aggiunte e delle piccole modifiche. Nel XVII secolo, dalle cronache del tempo risulta che Lady Godiva, prima di cavalcare per le vie di Coventry, lanciò un proclama che obbligava i cittadini a chiudersi in casa e a barricare porte e finestre durante il suo passaggio. Ciononostante, il sarto Peeping Tom non resistette alla tentazione di sbirciare da una fessura della porta, ma pagò il gesto a caro prezzo, diventando cieco secondo alcuni, morendo secondo altri.

Jean Carolus (1814-1897), Peeping Tom, collezione privata

 

Il simbolo

Dato che non ci sono prove storicamente accertate che la famosa cavalcata sia realmente avvenuta, alcuni studiosi hanno ipotizzato che la nudità della nobildonna consistesse nella privazione dei gioielli, segno distintivo del suo status sociale.  Tuttavia, vero o no, resta il fatto che la leggenda di Lady Godiva si è talmente radicata nella cultura inglese, da divenire un vero e proprio simbolo.

David Gee, la processione di Lady Godiva, 1829.

 

Marshall Claxton, Lady Godiva, 1850, Herbert Art Gallery & Museum, Coventry.

Ancora oggi, si utilizza il terminePeeping Tom” per indicare uno spione, nonostante l’elemento del sarto che osserva le nudità di Lady Godiva da una fessura, pagandone poi le conseguenze, sia stato aggiunto molti secoli dopo, rimandando molto probabilmente ai miti greci, come quello di Diana e Atteone, dove la dea punisce chi la osserva di nascosto mentre si fa il bagno nuda tra i boschi. Lady Godiva, invece, forse amata così tanto per aver aiutato i poveri, come Robin Hood, diventa dal Cinquecento in poi il soggetto preferito da molti artisti, che la celebrano sia in dipinti che in sculture. Basti pensare ad Adam Van Noort per il Cinquecento, John Collier ed Edmond Blair Leighton per l’Ottocento, Salvador Dalì e William Reid Dick per il Novecento (queste e altre opere sono inserite in questo articolo con le loro didascalie).

Adam van Noort, Lady Godiva, 1586, Herbert Art Gallery & Museum, Coventry. Sulla destra del dipinto, l’artista rappresenta anche Peeping Tom, affacciato alla finestra.

Non mancano riferimenti musicali, come l’opera lirica del 1911 di Pietro Mascagni, Isabeau, basato sul poema ottocentesco Godiva, di Alfred Tennyson: Isabeau, figlia di un sovrano medievale, rifiuta il matrimonio imposto dal padre, che la costringe a cavalcare nuda per la città, accettando, però, la richiesta del popolo, affezionato alla principessa, di non vederla. Tuttavia Folco, un giovane e umile cittadino, decide di infrangere il divieto e di elogiare la bellezza di Isabeau gettando fiori al suo passaggio. I due giovani si innamorano, ma vengono lapidati dalla folla inferocita

Ci sono poi cantanti e band che hanno citato Lady Godiva nelle loro canzoni, dove i più celebri sono i Queen in Don’t stop me now (I’m a racing car passing by, like Lady Godiva), i Velvet Underground in Lady Godiva’s Operation, i Simply Red in Lady Godiva’s Room e Roberto Vecchioni in Sei nel mio cuore.

Salvador Dalì, Lady Godiva, 1983.

 

William Reid Dick, Lady Godiva, 1949, Coventry.

Il cinema, invece, si è cimentato nella vicenda solo una volta, con il colossal Lady Godiva, diretto nel 1955 da Arthur Lublin e interpretato da Maureen O’Hara e George Nader.

In Italia, il nome Godiva rimanda al verbo “godere” e insieme all’idea della donna nuda a cavallo ha fatto sì che la nobildonna di Coventry diventasse un simbolo erotico. Ovviamente si tratta di una visione distorta, sia perché il nome, come ho scritto all’inizio, significa “dono di Dio“, sia perché il gesto della cavalcata, leggenda o meno, è semplicemente un gesto d’amore nei confronti di un popolo oppresso dalle tasse, e la sua nudità, metaforica o no, è pudica e orgogliosa, per nulla sensuale e lussuriosa.

William Holmes Sullivan, Lady Godiva, 1877, collezione privata.

Unendo le dimensioni storica, leggendaria e simbolica, dunque, si giunge in ogni caso alla conclusione che Lady Godiva sia il manifesto di una donna corretta, audace, determinata, libera, indipendente, in grado di mantenere il suo stile di vita anche dopo la morte del marito e dopo la conquista normanna nella storia, capace di lottare in prima persona per ciò che è giusto nella leggenda, così importante da diventare un simbolo e vivere per sempre.

John Collier, Lady Godiva, 1897, Herbert Art Gallery & Museum, Coventry.

 

Marianna Alfieri

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