Tutti noi conosciamo la fiaba La Bella e la Bestia, soprattutto grazie al film d’animazione Disney e alle altre trasposizioni cinematografiche, che presentano comunque delle differenze sostanziali rispetto alla fiaba originale. Ma quanti sanno che la fiaba scritta ha un fondamento reale? C’erano una volta Catherine Raffelin e Petrus Gonsalvus e questa è la loro storia.

 

Le origini controverse della fiaba

La Bella e la Bestia è una fiaba europea, diffusasi prima oralmente e poi messa per iscritto a partire dal Cinquecento da autori di diversi Paesi, principalmente e originariamente italiani e francesi. Dal momento che il sistema di classificazione Aarne-Thompson, che classifica le fiabe del mondo in base a motivi ricorrenti, ha individuato ben 179 racconti simili provenienti da diversi Paesi, è quasi impossibile risalire alle origini della famosa fiaba. Tuttavia, alcuni studiosi ritengono che la storia tra Catherine Raffelin e Petrus Gonsalvus possa aver ispirato una delle versioni scritte de La Bella e la Bestia, ma andiamo con calma.

Prima è necessario fare un po’ di ordine in questa complicata matassa, perché il film della Disney che tutti conoscono è solo la variante più lontana tra le diverse versioni letterarie, dove le principali sono tre: una cinquecentesca, dell’italiano Giovanni Francesco Straparola, che si ispira alle vicende di Catherine e Petrus; due settecentesche, di due autrici francesi, Madame Villenueve e Madame Beaumont, che hanno influenzato maggiormente la diffusione della fiaba.

 

La versione settecentesca di Villeneuve e Beaumont

Madame Villeneuve trascrive una versione della fiaba molto estesa, con tanti dettagli sulla vita familiare di Belle e del principe, con un background ricco di elementi magici e cruenti. Belle è la figlia del re dell’Isola Felice e di una fata buona, ma una fata cattiva si invaghisce del re, così imprigiona la regina e scambia Belle con la figlia morta di un mercante. Il principe, invece, perse il padre in tenera età e la madre non poté prendersi cura di lui, in quanto impegnata in una guerra. Lo lasciò così ad una fata, che in realtà era così malvagia che, sentendosi rifiutata sentimentalmente dal principe, lo trasformò in una bestia orrenda.

La bestia viene descritta come un mostro ricoperto di squame e con la proboscide. Memorizzate questo dettaglio, perché sarà cruciale dopo.

Mentre lo scopo di Madame Villeneuve era quello di intrattenere gli aristocratici con elementi magici e criticare la condizione sociale della donna costretta ai matrimoni di convenienza, Madame Beaumont, in quanto insegnante, eliminò molti elementi della versione di Villeneuve, specialmente quelli magici e cruenti, in quanto utilizzò la fiaba per fornire ai suoi studenti insegnamenti morali ed educativi. Eliminò tutta la parte tragica e familiare dei due protagonisti e tutti gli elementi scabrosi, snellendo e riducendo il racconto e seguendo soltanto le linee chiave della fiaba originale, già riportata un secolo prima da Charles Perrault.

La versione di Beaumont fu talmente apprezzata da essere tradotta anche in Inghilterra ed è anche quella che ha tutti i dettagli che conosciamo, influenzando le produzioni cinematografiche e teatrali del Novecento.

 

La storia di Catherine Raffelin e Petrus Gonsalvus

La storia che sto per raccontarvi è accaduta davvero ed è proprio degna di un romanzo, anzi, di una fiaba.

Siamo nel 1537, quando Pedro Gonzales, un discendente dei re aborigeni delle Canarie, viene catturato da Tenerife a soli 10 anni, per essere portato nei Paesi Bassi come dono al re Carlo V d’Asburgo. Durante la traversata, però, ci fu un’incursione dei corsari francesi, che catturarono Pedro e lo portarono in gabbia al re francese Enrico II di Valois, come dono di nozze con Caterina de Medici.

        

Ma cosa aveva di particolare questo bambino da essere trattato come se fosse un animale? Egli era affetto da ipertricosi congenita, una malattia molto rara che consiste nell’avere tutto il corpo ricoperto di peli, volto compreso, tranne i palmi delle mani e dei piedi.

Per quanto oggigiorno sia immorale rinchiudere le persone in una gabbia per esporle come trofei, all’epoca era una pratica normale presso gli aristocratici, in quanto a partire dalla scoperta dell’America si sviluppò un gusto per l’esotico, dove pietre, frutti, animali venivano comprati dai più ricchi per poterli esporre a corte. Basti pensare alla vicenda di Pocahontas per considerare che anche le persone dell’altro mondo, considerate selvagge, seppur raramente, facevano parte dello sfoggio.

Presto Pedro Gonzales fu educato come un vero gentiluomo e divenne colto ed educato. Il suo nome fu latinizzato in Petrus Gonsalvus e lavorò presso la corte servendo i pasti. Quando raggiunse l’età di 36 anni, Caterina de Medici ritenne opportuno farlo maritare. Ma attenzione, non lo fece certo per gentilezza! Celebre per la sua crudeltà ed acume mentale, la regina scelse come moglie Catherine Raffelin, la sua bellissima damigella d’onore, per vedere che figli sarebbero nati da un’unione così singolare.

Si dice che Catherine svenne alla vista dello sposo davanti all’altare, come biasimarla! Ben presto, però, contro le aspettative di tutti, i due coniugi si innamorarono e si amarono profondamente, dando alla luce ben sei figli, i primi due senza ipertricosi, gli altri con la patologia.

Antonietta Gonsalvus, una delle figlie della coppia nata con l’ipertricosi

Dopo la morte della regina de Medici e il fallimento dei Valois, Petrus e la sua famiglia furono ceduti dalla corona francese alla famiglia Farnese, quindi si stabilirono a Capodimonte, sul lago di Bolsena, allora possedimento del ducato di Parma. Petrus morì a 81 anni, dopo 40 anni di matrimonio felice con la sua Catherine. La famiglia fu studiata da Ulisse Aldrovandi e la coppia fu la più famosa dell’epoca. Al momento rappresentano il caso di ipertricosi più antico d’Europa, ma è la loro storia d’amore sincera ad aver influenzato la nostra cultura.

 

La versione cinquecentesca di Straparola

Secondo molti studiosi, la prima trascrizione de La Bella e la Bestia risale proprio al 1550, quando lo scrittore italiano Giovanni Francesco Straparola la inserì nella sua opera Le piacevoli notti, una raccolta di favole suddivise in varie notti e raccontate da vari personaggi, come il Decameron di Boccaccio.

Straparola scrive di trarre ispirazione da una vicenda a lui contemporanea realmente accaduta. In realtà, le favole che presentano gli elementi tratti dalla storia di Catherine e Petrus sono due:

1) Notte II, Favola I, Il re porco: a causa di un desiderio di tre fate annoiate, la regina Ersilia partorisce un figlio puro di cuore ma con le sembianze di un maiale. Dopo il rifiuto di tante donne, soltanto Meldina supera la prova: come le altre, accetta di sposarsi sotto consiglio di Ersilia, prima di aver visto l’aspetto del marito, ma è l’unica che si innamora dei modi gentili della bestia. Così, per magia, il principe si priva della pelle animalesca e si trasforma in un bellissimo uomo e i due vivono felici e contenti.

2) Notte V, Favola I, Guerrino e l’uomo selvatico: un giorno, il re Francesco Maria di Cecilia, durante la caccia, cattura un uomo selvatico, ricoperto di peli anche sul volto. Sua moglie, la regina, decide di rinchiuderlo in gabbia e di addomesticarlo. Il principe Guerrino, però, vedendo che era un uomo gentile, decide di liberarlo e i due amici partono per mille avventure. L’uomo viene trasformato in un bel giovane da una fata, dopo averla guarita da una malattia nonostante lo avesse preso in giro per il suo aspetto.

In questi due racconti sono ben evidenti gli elementi che rimandano alla vicenda di Petrus Gonsalvus e Catherine. Ecco che ritorna il dettaglio che avete memorizzato all’inizio: nelle numerose versioni della fiaba, la bestia è stata descritta con le squame e la proboscide, oppure come un maiale o un serpente, ma spesso non viene neanche descritta. Eppure, nell’immaginario collettivo, passando da Straparola fino ai giorni nostri, è arrivata l’immagine della bestia ricoperta di peli ovunque, anche in volto, talvolta con le zanne. Perfino la Disney ha recuperato questo aspetto, trasformandolo in una vera e propria icona.

   

Dunque non è così azzardato affermare che, per quanto l’origine della fiaba sia più antica e di dubbia provenienza, la storia vera di Petrus Gonsalvus e Catherine Raffelin si sia trasformata in fiaba, influenzando la nostra cultura. Uno dei pochi casi in cui realtà e fantasia riescono a coesistere.

Marianna Alfieri

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