Kon Tiki è un film del 2012, diretto da J. Rønning e E. Sandberg, basato sul libro e sul documentario di Thor Heyerdahl, l’eroe di questa vicenda, l’antropologo che nel 1947 compì una spedizione totalmente rivoluzionaria e fuori dagli schemi, ma che cambiò il punto di vista di un’intera comunità scientifica.

 

La vicenda

La trama del film ripercorre fedelmente la vicenda, basandosi esclusivamente, salvo la parte biografica relativa al rapporto con la moglie, sul documentario omonimo del 1950 diretto dallo stesso Thor e dal libro che l’antropologo scrisse durante la spedizione in mare.

 

Kon Tiki e teoria di Thor Heyerdahl

Thor Heyerdahl fu un biologo norvegese, specializzato all’Università di Oslo in antropologia delle isole del Pacifico. Dopo dieci anni di studi sulle isole, elaborò la teoria secondo cui nell’antichità le navigazioni fossero più frequenti e più in larga scala di quanto si pensasse, dal momento che tra i primi ad abitare la Polinesia ci furono, a suo avviso, anche le popolazioni sudamericane.

               

Ad avallare la sua teoria fu la leggenda di Kon Tiki Viracocha, raccontata da un indigeno di Fatu Hiva, secondo cui questo capo di una tribù peruviana giunse da Occidente, attraversando l‘oceano su una zattera in legno di balsa, per fondare una nuova civiltà su queste isole, motivo per cui viene venerato come un dio. Inoltre, un altro norvegese, residente sull’isola da trent’anni, mostrò all’antropologo delle statue in pietra molto simili a quelle trovate in Colombia.

    

 

La sfida 

Nella primavera del 1946, Thor presentò questa teoria ai principali antropologi americani, che con sua sorpresa la disapprovarono ferventemente, alcuni addirittura la schernirono. L’archeologo Herbert Spinden lo sfidò apertamente: «Sì, provaci tu a viaggiare dal Perù alle isole del Pacifico su una zattera di legno di balsa!»

                         

Thor prese la sfida alla lettera e iniziò subito a pianificare una spedizione che lo avrebbe portato, con un equipaggio, ad attraversare il Pacifico su una zattera di legno di balsa, senza tecnologie moderne, per dimostrare che nell’antichità, con gli strumenti che si avevano a disposizione, si potesse navigare liberamente da una parte all’altra del mondo e che quindi indubbiamente la Polinesia fu popolata dai peruviani. Chiamò la zattera e la spedizione “Kon Tiki”, in onore del leggendario navigatore e cominciò subito a cercare il suo equipaggio.

       

 

L’equipaggio

Nonostante tutti la ritenessero un’operazione suicida, Thor riuscì comunque a trovare cinque uomini validi per il suo equipaggio e a procurarsi gli agganci giusti per poter realizzare concretamente la sua impresa. Tra Ecuador e Perù si procurò il materiale per costruire la zattera, mentre dai rappresentanti delle forze armate statunitensi ottenne le razioni da campo, sacchi a pelo e strumentazione radio, gli unici elementi moderni della spedizione. Gerd Vold, dell’ambasciata di Washington, si prese l’impegno di tenere i contatti tra mare e terra. Ecco i cinque uomini coraggiosi scelti da Thor:

   

Herman Watzinger: ingegnere specializzato in tecniche di refrigerazione, idrologia e termodinamica, incontrò Thor a New York per puro caso e fu lui stesso a proporsi per la spedizione. Venne nominato secondo comandante della zattera.

Erik Esselberg: un caro amico d’infanzia di Thor con cinque anni di esperienza su nave mercantile. Fu l’unico dell’equipaggio ad aver avuto esperienza nella navigazione. Inoltre, avendo studiato arte, fu lui a dipingere il volto di Kon Tiki sulla zattera.

Knut Haugland: aveva partecipato ad operazioni radio durante la Seconda guerra mondiale, mostrandosi sempre valoroso e intraprendente.

Torstein Raaby: anche lui, come Haugland, era un esperto radio, che riuscì ad intercettare molte informazioni su una corazzata tedesca, oltre a passare molti mesi su un altopiano sul fronte nemico in condizioni difficili.

Bengt Danielsson: antropologo dell’Università di Uppsala interessato alle migrazioni dei popoli, venne a cercare Thor durante i preparativi per la spedizione, chiedendo di potersi unire. Era l’unico dell’equipaggio a parlare spagnolo.

Nell’equipaggio ci fu anche un pappagallo, che purtroppo morì durante il viaggio.

Nonostante solo uno avesse conoscenze sulla navigazione, nessuno era in grado di gestire una barca a vela, né tantomeno una zattera in legno di balsa. Tuttavia, Thor era convinto che avrebbero imparato a navigare nel corso del viaggio, perché si trattava comunque di un’operazione possibile. Ciononostante, molti esperti di antropologia e marina ritennero che la zattera si sarebbe distrutta dopo poche settimane.

 

 

La zattera

L’equipaggio si recò in Ecuador per procurarsi il materiale e costruì la zattera in Perù, basandosi sulle cronache dei colonizzatori spagnoli.

             

Utilizzarono tutte piante acquatiche dal fusto legnoso, come la totora, la mangrovia e il bambù. La base galleggiante della zattera era formata da nove tronchi di totora lunghi 14 metri e con un diametro di 60 centimetri, fissati da tronchi trasversi più piccoli e legati da funi di canapa. Inoltre, furono aggiunte delle pale di legno per seguire meglio le correnti marine. Come piano di calpestio fu utilizzata una stuoia in bambù e fu creata una cabina dello stesso materiale di 4 metri coperta da un tetto in foglie di banano. L’albero maestro in mangrovia reggeva le tre vele di tela, mentre un remo dello stesso materiale fungeva da timone.

     

 

Il viaggio

Una volta che tutto fu pronto, venne il grande giorno: il pomeriggio del 28 aprile 1947 salparono dal porto di Callao, in Perù, trainati dal rimorchiatore della Marina Militare peruviana per le prime 50 miglia, in modo che la zattera si inserisse nella Corrente di Humboldt, il motore principale per la traversata del Pacifico.

 

“Questa imbarcazione tiene il mare in maniera fantastica”, scrisse Thor sul suo diario di bordo. Dopo 14 giorni, infatti, la zattera navigava perfettamente, dimostrando che gli esperti si sbagliavano. Affrontarono tempeste, squali, digiuni, ma senza perdere mai la speranza. Il 30 luglio fu avvistato l’atollo di Puka-Puka, ma le condizioni del mare non permisero l’approdo. Il 7 agosto l’equipaggio tentò di raggiungere un isolotto dell’atollo di Raroia nell’arcipelago delle Tuamotu, ma la forza del mare infranse la zattera sulle scogliere coralline, provocando danni notevoli; il materiale fu poi portato in salvo sull’isola attraverso la laguna situata all’interno della barriera.

   

In 101 giorni la zattera aveva percorso circa 3.770 miglia marine (circa 6.890 km), con una velocità media di circa 1,5 nodi. Thor aveva vinto la scommessa.

       

 

Conseguenze

La spedizione di Thor Heyerdahl è stata senza precedenti e molto importante dal punto di vista scientifico. Nel 1948, un anno dopo la spedizione, fu pubblicato il suo libro Kon Tiki, il quale venne tradotto in 70 lingue e vendette decine di milioni di copie, divenendo il libro di un norvegese più venduto di tutti i tempi. Nel 1950, invece, Thor unì i diversi filmati fatti durante il viaggio e girò il documentario omonimo, guadagnandosi l’Oscar nel 1952.

           

Nel 2012, i registi J. Rønning ed E. Sandberg fecero uscire nelle sale cinematografiche il film Kon Tiki, basandosi sul documentario di Thor, candidandosi agli Oscar come miglior film straniero. Il film non fu mai trasmesso nei cinema italiani, né riprodotto in DVD, ma lo scorso 11 luglio è uscito in prima visione su Paramount Channel.

Tuttavia, c’è da fare una puntualizzazione importante: molti anni dopo, test genetici hanno confrontato il DNA dei popoli polinesiani con quello dei sudamericani e degli asiatici, dimostrando una volta per tutte che Thor sotto quel punto di vista ha avuto torto: i peruviani non hanno mai raggiunto la Polinesia.

Perché dunque è ancora così importante dal punto di vista scientifico? Perché Thor Heyerdahl, dimostrò prima di tutto che le navigazioni in epoca antica erano molto più vaste e frequenti di quanto si pensasse, dato che con le tecnologie a disposizione si potevano raggiungere luoghi molto lontani. Molto probabilmente furono i polinesiani, navigatori molto più esperti, ad avere contatti con i peruviani, magari commerciali.

In ogni caso, Thor ha rivoluzionato completamente una concezione storica progressista ed eurocentrica, che ancora oggi fa fatica a scomparire.

 

Il museo Kon Tiki a Oslo

The Kon Tiki Museum è un museo dedicato all’impresa di Thor a Oslo. Fondato da lui e dall’amico Knut, membro dell’equipaggio, poi espanso negli anni successivi, contiene la zattera in legno di balsa originale e cimeli delle altre spedizioni che Thor ha compiuto dopo la Polinesia. Inoltre, il museo è anche un centro di ricerca archeologica, la cui biblioteca possiede 8000 libri ed è stata dichiarata dall’UNESCOMemory of the Word“.

 

Le altre spedizioni di Thor Heyerdahl

Dopo Kon Tiki, Thor Heyerdahl compì altre importanti scoperte in giro per il mondo, grazie all’aiuto di un’equipe di archeologi. Negli anni ’50 fu il primo a studiare le Galapagos, mentre sull’isola di Pasqua dimostrò con un esperimento che in epoca primitiva si potevano scolpire ed erigere quelle famose statue di grandi dimensioni, con quel materiale e con gli strumenti che si avevano a disposizione. La sua squadra ne realizzò una in soli tre giorni, confutando la teoria predominante. Altri esperimenti di navigazione compì invece in Egitto, in Iraq e alle Maldive, avvalorando le sue scoperte. Thor morì in Liguria nel 2002, all’età di 88 anni, pieno di riconoscimenti.

Questa storia insegna che bisogna avere sempre coraggio, forse anche un pizzico di incoscienza, per far valere le proprie ricerche, teorie, idee, sogni. Perché in fondo, anche se capita di sbagliare, si possono comunque scoprire elementi straordinari e importanti. Chiunque può compiere una rivoluzione e non c’è oceano, metaforico o no, che non si possa navigare.

Marianna Alfieri

 

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