Indovina chi viene a cena? e Il pranzo di Babette: due film di epoche, registi, cast e trame diversi, ma a mio parere con un fil rouge che li tiene uniti.

Il primo, diretto da Stanley Kramer, è del 1967 e narra la storia d’amore tra Joanna Drayton, americana bianca che fa parte di una famiglia benestante e liberal di San Francisco e John Prentice, medico afroamericano di successo.

Il secondo, diretto da Gabriel Axel, è del 1987 e basandosi sull’omonimo racconto di Karen Blixen racconta la storia di Babette Hersant, che dopo lo sterminio della sua famiglia durante la Comune di Parigi fugge in Danimarca e diventa per tantissimi anni la domestica della famiglia del decano di una piccola comunità.

Il tourning point di Indovina chi viene a cena? consiste nel fatto che i due giovani, pur essendo stati insieme pochissimo tempo, si amano così tanto da volersi sposare e Joanna, dopo aver presentato John alla sua famiglia, concede ai genitori soltanto un giorno per approvare o disapprovare la loro unione, perché il viaggio a Ginevra per il matrimonio era già stato programmato. Comincia così un momento difficile per il padre Matt e la madre Christina, che non hanno dubbi su quanto John sia una brava persona né pregiudizi sul colore della sua pelle ma semplicemente hanno paura che la scelta dei due giovani sia troppo avventata in proporzione alle innumerevoli difficoltà che le coppie miste negli Stati Uniti dovevano affrontare ogni giorno e allo stesso modo la pensano i genitori di John, invitati a cena da Joanna senza tanto preavviso.

Il punto cruciale de Il pranzo di Babette è quando Babette riesce a vincere alla lotteria 10.000 franchi: sono passati tanti anni da quando lei presta servizio presso la famiglia e il decano è morto da tempo, lasciando alle due figlie la gestione della comunità. In occasione del decimo anniversario della morte del decano, Babette decide di preparare lei il pranzo (che poi sarà di sera) come segno di riconoscenza e come saluto prima di ritornare in Francia e si fa arrivare dalla sua terra natia tantissime pietanze e utensili, destando turbamento presso le due sorelle Martina e Philippa e l’intera comunità.

 

Qual è dunque il fil rouge che secondo me collega le due vicende?

Babette porta nella comunità tante novità per una cena di grande importanza e questo genera scompiglio e paura tra gli abitanti, perché non conoscono le conseguenze che quei cibi e bevande sconosciute possano portare sia a livello fisico che spirituale.

 

Allo stesso modo le famiglie di Joanna e John non conoscono le conseguenze che la società americana degli anni Sessanta e di quelli avvenire possano portare alla giovane coppia e hanno paura delle novità, paura che si possano aggiungere ulteriori problemi rispetto a quelli già presenti.

 

In entrambe le storie, però, tutto si risolve durante una cena: dal termine greco koinè, che si riferisce allo stare insieme, al riunirsi, la piccola comunità danese abbatte le proprie paure e risolve i propri dissapori personali aprendosi alle novità culinarie di Babette, per poi scoprire che in realtà quest’ultima aveva speso tutta la cifra della vincita per preparare la cena. Senza volere nulla in cambio, Babette, che rivelerà la sua identità di una famosissima chef di Parigi, rimane nella comunità, diventando un grande esempio di carità, amore e condivisione.

Sempre a cena, le famiglie di John e Joanna capiscono che i due giovani si amano così tanto, che potranno affrontare qualsiasi difficoltà nel loro cammino, perché l’amore può abbattere qualunque forma di odio, compreso quello razziale e quindi è inutile preoccuparsi per il futuro se si ha la certezza di aver costruito qualcosa di solido.

È l’amore dunque che abbatte ogni paura e collegando storie diverse come nel caso di questi due film dimostra quanto sia una forza universale, che attraversa spazio e tempo e che dovrebbe essere sempre il motore di ogni nostro progetto.

 

 

Marianna Alfieri

 

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