Tutti conoscono Giovanna II d’Angiò come una regina folle, lussuriosa, spregiudicata, dedita più ai piaceri carnali che alla politica. Ma fu davvero così? Fino a che punto la leggenda può deformare la storia? Quello che sto per svelarvi è il ritratto di una donna complessa, dalle tante sfumature, perché in fondo la storia non è fatta di eroi, ma di persone, semplicemente nate prima di noi.

Il contesto storico 

Giovanna II d’Angiò fa parte del ramo degli Angiò-Durazzo, rivale degli Angiò-Valois. Siamo a cavallo tra il XIV e il XV secolo, periodo molto complesso per il Regno di Napoli, dato che il trono è stato oggetto di conflitti tra queste due famiglie, oltre che di interesse dei pontefici coinvolti nel famoso Scisma d’Occidente.

Particolare su Castel Nuovo, conosciuto come Maschio Angioino, centro politico del sovrano di Napoli

Così, Carlo III d’Angiò Durazzo uccise la regina Giovanna I d’Angiò Valois, prendendo il potere. Dopo Carlo, governarono i due figli: prima Ladislao, poi Giovanna II d’Angiò Durazzo, la regina più chiacchierata di Napoli.

Giovanna II d’Angiò Durazzo

 

La politica di Giovanna II d’Angiò

Giovanna salì al trono nel 1414, all’età di 41 anni, già vedova del primo marito, il duca Guglielmo d’Austria. Il Regno di Napoli, interno a quello di Sicilia, era molto difficile da governare in quel periodo: trovandosi in rapporti di vassallaggio con lo Stato della Chiesa, il sovrano doveva avere l’approvazione del papa in carica, senza però tralasciare nelle sue decisioni la presenza ingombrante della nobiltà, che aveva una grande influenza politica.

Fu proprio la nobiltà, infatti, a consigliare a Giovanna di trovarsi presto un marito, così la scelta ricadde su Giacomo II di Borbone, conte di La Marche, in modo che potesse avere l’appoggio della monarchia francese in caso di difficoltà. Inoltre, particolare influenza ebbero i “favoriti”, ovvero dei nobili che la regina scelse appositamente per consigliarla negli affari di Stato, molti dei quali divennero anche suoi amanti.

Giovanna II d’Angiò col marito Giacomo II di Borbone

Il matrimonio con il Borbone non durò molto: lei gli negò il titolo di re di Napoli e lui lo pretese con la forza, guadagnandosi l’ira della nobiltà napoletana e costretto così a scappare in Francia, diventando un francescano. Giovanna fu dunque consacrata come unica e legittima regina del Regno di Napoli nel 1419, da papa Martino V. Ben presto, però, ci furono conflitti anche con il papa: incoraggiata dal perfido favorito Sergianni Caracciolo, Giovanna rifiutò di aiutare il pontefice nel ricostruire il suo esercito. Nel frattempo, una nuova minaccia giunse a Napoli, alleandosi col papa inferocito: era Luigi III d’Angiò Valois, pronto a rivendicare il trono che gli spettava di diritto.

Sergianni Caracciolo, particolare del suo monumento funebre scolpito da Andrea Guardi da Firenze, nella chiesa di San Giovanni a Carbonara, 1427, Napoli

Iniziò così un lungo conflitto, dove Giovanna trovò in Alfonso d’Aragona prima un alleato, poi un nemico, così come Luigi Valois fu per lei prima il nemico, poi il suo erede legittimo. Dopotutto, come nel fantasy di Martin, “al gioco del trono o si vince o si muore”. Anche Sergianni Caracciolo, ormai completamente accecato dalla sete di potere, fu fatto assassinare da Giovanna, la quale morì nel 1435, all’età di 62 anni, senza figli. Con lei la dinastia degli Angiò Durazzo finì per sempre, mentre continuò quella dei Valois.

 

Gli uomini di Giovanna

Non si può pensare a Giovanna II d’Angiò senza l’importanza che gli uomini hanno avuto nella sua vita. Nella storia, è stata una regina forte, in grado di mantenere il potere nelle sue mani, una donna sessualmente libera e perfettamente in grado di destreggiarsi nei giochi di potere. Ma è stata anche una persona fragile e sottomessa, vittima della prepotenza degli uomini che l’hanno circondata, non del tutto capace di gestire il potere che aveva, perché non era stata addestrata a essere una regina, o anche perché il Regno di Napoli era assolutamente ingovernabile. Forse è per questo che nella leggenda, essendo amata e odiata da molti, Giovanna è stata dipinta come una feroce assassina, una mantide, una regina folle e lussuriosa, dedita più ai piaceri della carne che alla politica.

 

La leggenda 

Ci sono molti episodi simili tramandati oralmente, ma tutti descrivono la regina Giovanna come una mantide, che subito dopo aver soddisfatto le sue voglie, uccideva l’amante, facendolo sparire nell’oblio.

Un’ammaliante ninfa dei boschi dipinta da Lenoir

A Napoli si circondava di amanti di ogni estrazione sociale, motivo per cui, per conservare il suo buon nome, pare si servisse di una botola segreta all’interno di Castel Nuovo, lasciando gli amanti in pasto ad un grande coccodrillo, che si fece arrivare direttamente dall’Africa.

A Sorrento, invece, vi è un’insenatura di costa ancora oggi chiamata “Bagni della regina Giovanna”, dove l’acqua cristallina color smeraldo è circondata dalla scogliera e da un arco naturale che fa scorgere il mare aperto. Pare che la regina venisse qui in villeggiatura, sebbene non ci siano tracce di un edificio medievale ma solo di una domus romana del I secolo a.C., appartenuta a Pollio Felice. Un luogo perfetto per rilassarsi con gli amanti lontana da occhi indiscreti, ma anche per ucciderli gettandoli dalla scogliera senza che nessuno la vedesse.

Un’altra leggenda vuole che fu lei a distruggere la città vescovile e longobarda di Satrianum, perché gli abitanti osarono rapire la sua dama di corte oppure perché un baronetto locale rifiutò l’amore della regina, la quale, accecata dalla vendetta, ordinò di radere al suolo il centro abitato senza pietà.

 

La storia 

Le fonti storiche sono importantissime, ma non tutte sono veritiere, così come più si attraversano i secoli, più è difficile delineare un personaggio storico in modo oggettivo. Tuttavia, eliminando tutti gli elementi romanzeschi e leggendari, l’occhio critico riesce comunque a captare degli elementi nuovi di quella persona, avvicinandosi il più possibile alla verità. Secondo la scrittrice e poetessa Francesca Santucci, dopo un’attenta lettura dei testi storici sull’argomento, la regina Giovanna fu a tutti gli effetti una donna sola, fragile e caritatevole.

Durante il suo regno finanziò diversi istituti di assistenza, ma in una realtà politica ingovernabile come quella di Napoli, una regina doveva combattere contro nobili senza scrupoli e assetati di potere. Giovanna era circondata dai favoriti e dalla nobiltà, ma era la donna più sola che potesse esserci: salita al potere ormai quarantenne, non era mai stata preparata ad essere una sovrana, aveva sempre vissuto come una principessa, tra feste e frivolezze, eppure ha dovuto essere spietata e reggere il gioco di intrighi, tradimenti e alleanze, pur di restare sul trono.

Moneta coniata durante il regno di Giovanna II

Se abbia avuto o meno così tanti amanti non importa, di certo quelli storicamente accertati le hanno dato filo da torcere: il secondo marito, Giacomo di Borbone, dato che lei non volle dargli il titolo di re, la imprigionò nel Castel Nuovo e fu costretto a liberarla solo dopo l’assedio del forte da parte dei baroni fedeli alla regina; successivamente, anche il favorito Sergianni Caracciolo la segregò a Castel Capuano, ormai accecato dal potere, per poi essere assassinato.

Tutto questo fa escludere sempre di più l’ipotesi che lei abbia ucciso veramente tutti gli altri amanti che ha avuto, dai popolani ai nobili, così come il fatto che abbia distrutto un’intera città vescovile solo per un capriccio. Piuttosto, è molto più probabile che tali dicerie siano state diffuse dai nobili che la odiavano, per dimostrare che la sua incapacità a governare derivasse dalla lussuria e dalla follia, quando invece i fatti dimostrano che il fallimento della sovrana sia dovuto sia alla sua impreparazione politica, sia al carattere indomabile del regno di Napoli.

Sempre Andrea Guardi da Firenze scolpisce, tra il 1414 e il 1428, il monumento funebre a Ladislao, fratello di Giovanna. La regina, ormai anziana, viene rappresentata accanto al fratello. L’ubicazione è ancora la chiesa di San Giovanni a Carbonara, Napoli.

Giovanna, dunque, era una donna che aveva programmato tutta la sua vita, finché la vita stessa non la sconvolse. Costretta a governare dopo la morte del fratello, inaspettatamente senza eredi, il mondo le crollò addosso improvvisamente e per sopravvivere fece tutto ciò che era in suo potere per mantenere alto l’onore della sua famiglia. Giovanna era una regina sola e fragile, ma una donna forte e determinata. Anche questo è storia.

Marianna Alfieri

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