Il grandioso cantautore Fabrizio De André e lo straordinario artista Michelangelo Merisi da Caravaggio: sono loro i protagonisti di questo articolo, così lontani cronologicamente eppure così vicini in alcuni aspetti della loro ricerca artistica.

Tra il 1605 e il 1606 Caravaggio si trovava a Roma e stava realizzando il celebre dipinto Morte della Vergine commissionatogli qualche anno prima dal giurista Laerzio Cherubini per la cappella di famiglia nella chiesa di Santa Maria della Scala.

Anonimo, ritratto di Caravaggio, XVII secolo, olio su tela, Roma, Accademia Nazionale di San Luca

Qualcosa però turbò l’opinione pubblica e quella dello stesso committente, così tanto che quest’ultimo la rifiutò, chiedendo al pittore una seconda versione. Per quale motivo?

La Vergine è distesa su una tavola di legno più piccola del suo corpo, infatti arriva fino ai piedi nudi, evidenziando le caviglie scoperte, grande scandalo per l’epoca. Il ventre è rigonfio, il volto terreo, il braccio abbandonato: nessuna simbologia divina che la identifichi come Maria, solo un drappo rosso conferisce teatralità all’evento e richiama in lontananza la Passione di Cristo, suo figlio.

Caravaggio, Morte della Vergine,1605-1606, Parigi, Musée du Louvre

Si disse all’epoca che Caravaggio si ispirò ad un fatto di cronaca a lui contemporaneo, in cui fu trovato il corpo di una prostituta annegata nel Tevere, quindi col ventre rigonfio, in una posa scomposta e sofferente e ciò destò ancora più scandalo. Alcuni storici dell’arte ritengono che sia invece più probabile che abbia studiato dal vivo i cadaveri insepolti dei quali si occupava una confraternita in relazione col committente Cherubini, come già aveva fatto a Napoli per le Sette opere di Misericordia.

Che sia vero o no, Caravaggio si è sempre ispirato ai fatti di cronaca e in generale ai personaggi popolani per dare corpo ai soggetti delle sue opere e questo lo accomuna senz’altro ad altri artisti, ma un filo rosso collega la faccenda della prostituta seicentesca annegata nel Tevere alla prostituta Maria Boccuzzi, annegata nel fiume Olona nel 1953 che ispirò Fabrizio De André a scrivere La canzone di Marinella nel 1962:

Questa di Marinella è una storia vera, scivolò nel fiume a primavera
ma il vento che la vide così bella
dal fiume la portò sopra a una stella.

Sola senza il ricordo di un dolore
vivevi senza il sogno di un amore
ma un re senza corona e senza scorta
bussò tre volte un giorno alla tua porta.

Bianco come la luna il suo cappello
come l’amore rosso il suo mantello
tu lo seguisti senza una ragione
come un ragazzo segue l’aquilone

e c’era il sole e avevi gli occhi belli
lui ti baciò le labbra ed i capelli
c’era la luna e avevi gli occhi stanchi
lui pose le sue mani sui tuoi fianchi.

Furono baci furono sorrisi
poi furono soltanto i fiordalisi
che videro con gli occhi delle stelle
fremere al vento e ai baci la tua pelle.

Dicono poi che mentre ritornavi
nel fiume chissà come scivolavi
e lui che non ti volle creder morta
bussò cent’anni ancora alla tua porta.

Questa è la tua canzone Marinella
che sei volata in cielo su una stella
e come tutte le più belle cose
vivesti solo un giorno, come le rose

e come tutte le più belle cose
vivesti solo un giorno come le rose.

<< La storia di quella ragazza mi aveva talmente emozionato che ho cercato di reinventarle una vita e di addolcirle la morte.>> disse lo stesso De André durante un’intervista del 1997; Maria si era trovata a 16 anni nell’infernale giro della prostituzione, dopo essere scappata di casa e dopo un amore sbagliato. I toni lievi e quasi romantici di questa canzone restituiscono la giovinezza e la spensieratezza amorosa che non ha mai vissuto, né potuto recuperare, dandole finalmente un po’ di pace. Sono forse queste caratteristiche che fanno di questa canzone un trampolino di lancio per il giovane cantautore, grazie anche all’interpretazione di Mina. De André cambierà stili e atmosfere ma non smetterà mai di raccontare storie vere e verosimili, facendo del realismo nudo e raffinato una delle caratteristiche principali della sua arte. Una tipologia di arte che fornisce una rappresentazione esistenziale della realtà, andando oltre la cronaca e ciò che accade nel mondo, tanto è vero che prende forma anche nelle canzoni che si ispirano ad opere letterarie, come i toccanti epitaffi dell’Antologia di Spoon River, i quali si tramutano in musica nel disco Non al denaro, non all’amore né al cielo del 1971. In fondo, raccontando le varie sfaccettature dell’animo umano, che siano nei titoli di giornali o in romanzi, si racconta comunque la realtà della nostra stessa esistenza. L’arte di Fabrizio De André ha quindi a mio parere questa caratteristica in comune con la linea naturalista che Caravaggio e altri adottano nel Barocco italiano di tre secoli prima.

 

Caravaggio e De André dunque sono due esempi di come anche la cronaca possa diventare arte, di come tutto in fondo, anche se triste e drammatico, possa diventare qualcosa di bello e positivo grazie allo straordinario talento e sensibilità dei grandi artisti.

 

Marianna Alfieri

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