Così parlò Bellavista è un film di Luciano De Crescenzo del 1984, tratto dal suo omonimo romanzo scritto nel 1977. Una storia di impronta comica, ma che nasconde in sé numerosi spunti di riflessione, come vale per tutti i grandi uomini della scuola napoletana (Totò, Edoardo De Filippo, Massimo Troisi), che oltre ad essere attori e autori, sono stati anche un po’ filosofi. In particolare, questo film contiene vere e proprie lezioni di filosofia, che sono spiegate così bene, da essere comprese da tutti, proprio grazie al fatto che De Crescenzo le inserisce nella vita quotidiana di tutti noi, facendo diventare Così parlò Bellavista una pietra miliare del cinema italiano e della nostra cultura.

 

La trama del film 

Gennaro Bellavista (Luciano De Crescenzo) è un rinomato professore di filosofia in pensione, che si diletta ad esporre le sue teorie ai suoi simpatici seguaci, che abitano lo stesso condominio. Un giorno giunge a Napoli da Milano il dottor Cazzaniga (Renato Scarpa), in quanto nuovo direttore del personale dell’AlfaSud, venendo ad abitare con la sua famiglia proprio nello stesso piano di Bellavista.

Immediatamente si crea un contrasto tra le abitudini di Cazzaniga, ligio al dovere e alle regole, preciso e puntuale, con quelle più confusionarie degli amici del professore, creando così in Bellavista dei nuovi spunti di riflessione per avvalorare le sue teorie che differenziano gli uomini meridionali da quelli settentrionali.

Bellavista, però, ha problemi ben più difficili da risolvere: sua figlia Aspasia (ma per tutti Patrizia) rimane incinta del suo ragazzo Giorgio, laureato in architettura ma disoccupato, nonostante le abbia tentate tutte. Lo zio di Giorgio, però, viene in loro aiuto cedendo il suo negozio di oggetti sacri, permettendogli di poter campare. In realtà, la coppia scopre presto il vero motivo del ritiro dello zio: il negozio è terra di confine di due clan camorristici che richiedono entrambi il pizzo, costringendo così i due ragazzi a chiudere l’attività.

La soluzione arriva proprio dal dottor Cazzaniga: rimasto bloccato in ascensore assieme a Bellavista, i due uomini finalmente si conoscono e tra una riflessione e l’altra, Cazzaniga offre a Giorgio l’opportunità di lavorare come architetto a Milano, presso il cognato, permettendo così alla coppia di cominciare una nuova vita al nord. Bellavista comprende così di aver giudicato male quell’uomo ed entrambi riflettono su dove sia meglio far nascere il bambino tra Napoli e Milano, che invece nascerà in aereo, a metà strada tra le due città.

 

Le lezioni di filosofia 

 

Le citazioni filosofiche nel film

La filosofia contenuta in questo film è sia di impronta classica che contemporanea, e a questo contribuiscono alcune citazioni nel corso del film: busti di Socrate e di Aristotele sono presenti a casa di Bellavista, così come il vero nome della figlia è Aspasia, in onore della moglie di Pericle, governatore di Atene nel V secolo a.C., donna colta e acuta, promotrice di fiorenti centri culturali.

Al contempo, il titolo del libro e del film cita la famosa opera di Nietzsche, Così parlò Zarathustra, che tra le tante tematiche affronta quella del gregge di uomini, che in cambio del benessere materiale agisce solo in base al proprio tornaconto, mentre chi supera il concetto stesso di uomo, passivo consumatore di cose, diventa un innovatore, in continua evoluzione, superiore al gregge: un super-uomo.

Bellavista (e già il cognome suggerisce il suo scopo) scende dalla montagna come Zarathustra, per indicare al popolo il giusto modo per affrontare la vita, come ogni filosofo morale che si rispetti. Per lui i napoletani sono tendenti all’essere super-uomini, in quanto sono in grado di sapersi arrangiare, mettersi in discussione e rinnovarsi ogni volta in ogni situazione che la vita gli mette difronte.

 

Uomini d’amore e Uomini di libertà 

<< Guagliù, stateme a sentì: il bene è il dubbio, quando voi incontrate una persona che ha dei dubbi state tranquilli, vuol dire che è una brava persona, vuol dire che è democratico, che è tollerante; quando invece incontrate quelli che hanno le certezze, la fede incrollabile, allora stateve accorte, vi dovete mettere paura, perché ricordatevi quello che vi dico: la fede è violenza, la fede in qualsiasi cosa è sempre violenza. Gli uomini, invece, gli uomini si dividono in uomini d’amore e uomini di libertà, a seconda se preferiscono vivere abbracciati gli uni con gli altri, oppure preferiscono vivere da soli e non essere scocciati>>.

Questa è la prima lezione che il professor Bellavista tiene nello studio di casa sua ai suoi fedeli seguaci. La prima parte è un elogio al dubbio, al mettersi sempre in discussione, sotto l’egida del busto di Socrate accanto alla lavagna, il famosissimo filosofo che fa del dubbio una delle basi del suo pensiero.

La seconda parte, invece, riprende scherzosamente la teoria del sociologo Ferdinand Tönnies, che suddivide i legami sociali in due tipologie contrapposte, la società e la comunità. La società è composta da valori che non sono condivisi da tutti, perché individuali; la comunità, invece, è composta da valori globalmente accettati. Ecco quindi che gli uomini d’amore preferiscono vivere abbracciati gli uni con gli altri, mentre gli uomini di libertà preferiscono la solitudine. Sempre secondo Bellavista, i meridionali sono uomini d’amore, mentre i settentrionali sono uomini di libertà.

          

<<La doccia è milanese perché ci si lava meglio, consuma meno acqua e fa perdere meno tempo. Il bagno invece è napoletano: un incontro con i pensieri>>.

Ben presto, però, il professor Bellavista si deve ricredere, perché proprio nel fatidico incontro col dottor Cazzaniga nell’ascensore, si accorge che anche un milanese può essere un uomo d’amore. Vedendo che poi Cazzaniga si lamenta della freddezza caratteriale dei tedeschi, Bellavista non può che concepire la famosa massima:

<<Si è sempre meridionali di qualcuno>>.

 

Stoici ed Epicurei 

<< Come si fa a capire quando uno è stoico e quando uno è epicureo? È una cosa semplicissima: gli stoici amano i grandi obiettivi posti al di là della vita e per questi obiettivi loro sono disposti a morire. Cazzaniga è stoico, si alza alle sei e mezza alla mattina perché vuole diventare direttore generale dell’Alfa Romeo. Noi no, noi siamo epicurei, noi ci accontentiamo di poco, purché questo poco ci venga dato al più presto possibile>>.

Qui Bellavista analizza in chiave contemporanea il pensiero dello stoicismo e dell’epicureismo, due filosofie dell’antica Grecia rispettivamente risalenti al III e del IV secolo a.C. Lo stoicismo tende all’ottimismo, ma non senza sofferenza: il dolore è necessario per il raggiungimento della saggezza e della felicità, per questo motivo viene accettato e vissuto con impassibilità. Per gli epicurei, invece, la felicità è la totale assenza di dolore e l’unico modo per raggiungerla è accontentarsi solo dei piaceri necessari, come nutrirsi.

Secondo Bellavista, i milanesi sono stoici, perché confidano nel progresso, sono convinti di raggiungere il successo, ma solo dopo tanta fatica e sacrifici, grazie anche alla speranza lavorativa che le industrie davano in quel periodo di massimo splendore. I napoletani, invece, sono epicurei, perché ogni giorno è una lotta, tutto è difficile da ottenere, quindi l’unico modo per sopravvivere sereni è accontentarsi delle piccole cose, di quei piccoli piaceri che rendono bella la vita.

 

Riflessioni sulla società 

L’intero film è una presentazione di diversi tipi umani, che si trovano a Napoli ma anche ovunque. Emblematiche sono le macchiette dell’uomo col cavalluccio rosso e delle due donne anziane che cercano di interpretare un sogno per sapere che numeri giocarsi alla lotteria. Il tutto, però, verte a sottolineare, non senza ironia e comicità, la società degli anni Ottanta, che vede la disoccupazione giovanile crescente, la mafia che si ingrandisce, la diffusione della droga, il problema dell’immondizia, la globalizzazione, il consumismo, la migrazione dei meridionali verso il Nord Italia, all’epoca una cornucopia di posti di lavoro a tempo indeterminato.

<<La verità è, signora, che il vero bisogno dell’uomo di oggi è questo di buttare e comprare, buttare e comprare, perché questo è il consumismo. Questo è l’origine di tutti i nostri guai>>.

Emblematico è il discorso che Bellavista fa al camorrista che chiede il pizzo a Giorgio e Patrizia:

Il cammorrista: Professò voi dove vivete? Napoli non è più quella di una volta: qua ci sono duecentomila disoccupati che si muoiono di fame.

Bellavista: Sentite, a me questo fatto dei disoccupati che si muoiono di fame non mi ha mai convinto. Ai tempi miei, non si contavano i disoccupati, ma si contavano gli occupati perché si faceva prima. Io certi alibi non li accetto! Conosco tanti disoccupati che si arrangiano, sì, ma non per questo vanno ammazzando la gente.

Il cammorrista: E chesta è gente senza curaggio!

Bellavista: Voi invece siete coraggiosi! La notte mettete una bomba sotto una saracinesca, e vi sentite degli eroi! Magari ‘o piano ‘e sopra sta ‘nu povero vicchiariello ca ‘nc’appizza ‘a pelle! Ma a vuje che ve ne ‘mporta? Siete disoccupati, avete l’alibi morale: siete napoletani e ammazzate Napoli. Eh già, perché ci sono i commercianti che falliscono, le industrie che chiudono, i ragazzi che sono costretti ad emigrare… Ah, po’ vulevo dì ‘n’ata cosa: ma tutto sommato, nun è che fate na vita ‘e mmerda? Perché penso io: Gesù sì, fate pure i miliardi, guadagnate, però vi ammazzate tra di voi, e poi anche quando non vi ammazzate tra di voi, ci sono le vendette trasversali, vi ammazzano le mamme, le sorelle, i figli… Ma vi siete fatti bene i conti? Vi conviene?

Così parlò Bellavista, dunque, ci regala un mondo dolceamaro, una storia che ci diverte ma che al contempo scava nei meandri della nostra coscienza, facendoci riflettere sulla vita e sui problemi sociali. Tutto questo avviene con una maestria tale che, quando noi finiamo di vedere il film, non ci sentiamo affatto amareggiati, ma al contempo sereni, contenti, leggeri e con una voglia irrefrenabile di combattere tutto il male che ci circonda.

Bellavista/Zarathustra è sceso dalla montagna, ci ha parlato e ha raggiunto il suo scopo.

Marianna Alfieri

 

 

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