• Il film di animazione Disney-Pixar Coco (2017) ha ben rappresentato un aspetto importante per la cultura messicana: il dia de los muertos, divenuto anche patrimonio UNESCO nel 2008. Cominciamo dunque questo viaggio pieno di colori e significati profondi, in cui cinema e cultura si fondono perfettamente.

Il film

Il film Coco, premio Oscar come miglior film di animazione e miglior canzone (Ricordami), è una storia commovente e significativa che si incentra sui valori della famiglia e sulla sua importanza centrale nella vita umana. La storia è ambientata in Messico, nella cittadina di Santa Cecilia e narra le avventure del piccolo Miguel, che in occasione del dia de los muertos dopo un litigio con la famiglia si trova catapultato nel mondo dell’aldilà, dove scoprirà verità e ritroverà sé stesso. Non mi soffermo sulla trama perché è una di quelle storie che presenta un colpo di scena fondamentale verso la fine della vicenda e non ho alcuna intenzione di rovinare l’atmosfera a chi non ha ancora visto il film. Seguirò però il file rouge della storia per spiegare il dia de los muertos e i suoi significati più profondi, dato che è il contesto in cui la vicenda ha luogo e si sviluppa ma anche una sorta di coprotagonista, perché senza questa tradizione l’intero film e il valore che si porta dietro non sarebbero potuti esistere.

Le origini della festività

Il dia de los muertos è una festività messicana in cui si commemorano i defunti e cade ogni 1 e 2 novembre, come per la tradizione cristiana, in cui si ricordano i Santi il primo giorno e i defunti il secondo. L’origine però è nelle civiltà precolombiane mesoamericane (Aztechi soprattutto), che celebravano i riti in due mesi, a luglio e ad agosto. Quando gli spagnoli arrivarono in America nel XVI secolo unirono le loro tradizioni cristiane a quelle degli indigeni, creando il Giorno dei Morti che celebrano ancora oggi.

La morte veniva considerata una continuazione della vita e quindi i defunti venivano considerati ancora parte della comunità. Dovere di quest’ultima era quindi quello di mantenere viva la memoria di chi non c’era più.

La concezione della morte per gli Aztechi non aveva alcuna connotazione morale tipica della religione cristiana, secondo cui le anime dei defunti vanno in inferno o in paradiso a seconda di come si siano comportate in vita. Anzi, per loro la collocazione nei vari luoghi dell’aldilà dipendeva dal tipo di morte: il paradiso della pioggia per quelli morti di annegamento e altre circostanze legate all’acqua, il paradiso del sole per i caduti in battaglia e per le donne morte di parto in quanto il dio del sole era il dio della guerra, il Mictlàn per le morti naturali, mentre i bambini gioivano tra alberi rigogliosi di latte, in attesa di ripopolare la Terra dopo la fine della razza umana.

Le cerimonie estive avvenivano attorno ad un albero, in cui venivano collocati degli altari decorati di fiori e offerte, caratteristica rimasta nella tradizione messicana.

La preparazione 

Il dia de los muertos è il giorno in cui i defunti ritornano dall’aldilà per andare a trovare i loro cari ancora in vita e quindi i preparativi sono quelli di una vera e propria festa, perché è un momento di gioia e di ricongiunzione familiare. Il centro di tutto è l’altare, chiamato ofrenda, che rappresenta il portale che collega il regno dei vivi con quello dei morti. Ogni famiglia prepara la propria ofrenda in casa ma ne vengono costruite anche nelle piazze oppure nei cimiteri vicino alla tomba. Ecco i vari elementi che compongono l’altare, presenti anche in Coco:

Coco, ofrenda

Un’ofrenda messicana

 

  • L’antefatto di Coco viene narrato su dei papel picado, elementi decorativi di carta velina colorata traforati o ritagliati a forma di teschio. La loro leggerezza personifica il vento e la fragilità della vita mentre i colori, solitamente giallo e viola, rappresentano la dualità della vita e della morte.

Coco, antefatto narrato attraverso le papel picado

papel picado messicane

 

  • I semi di mais o di cacao rappresentano la terra e le candele il fuoco.
  • L’incenso ricavato dalla resina degli alberi trasmette le preghiere e purifica l’altare.

  • L’altare prende il nome di ofrenda perché vuol dire “offerta” e infatti vengono offerti del cibo e delle bevande particolari ai defunti e lasciati sull’altare per tutta la notte, in modo che possano ritemprarsi dalla fame e dalla sete consumandone l’essenza. Alcuni cibi sono il pan de muertos, pane dolce con semi di anice decorato con ossa di pasta e le calaveras, caramelle o cioccolatini a forma di teschio (questi ultimi sono di tradizione europea). Tra le bevande invece vi sono la pulque e l’atole, entrambe dolci, la prima ricavata dalla linfa di agave e la seconda dal mais, zucchero, cannella, vaniglia e cioccolato.

  

  • Importanti sono i petali di calendula, che oltre a decorare l’ofrenda tracciano anche un sentiero in ogni casa, per permettere ai defunti di trovare la strada verso casa. In Coco costituiscono anche il grande ponte di passaggio tra i due mondi e un importante medium per le benedizioni di famiglia. Le calendule sono fiori che crescono solo in quelle zone e solo in quel periodo dell’anno e sono di colore arancione, motivo per cui il colore associato ai defunti è l’arancione e non il nero come nella nostra cultura.

  

  • Fondamentali sono le fotografie dei cari defunti da esporre sull’altare, perché sono il simbolo del fatto che i morti non sono stati dimenticati. In Coco l’esposizione della fotografia sull’ofrenda è una sorta di lasciapassare per il mondo dei vivi. Se si viene dimenticati, si sparisce per davvero nel nulla.

Le Alebrijes

In Coco ci sono anche le Alebrijes, degli spiriti guida zoomorfi e dai colori sgargianti che guidano e proteggono le anime dell’aldilà, ma in realtà sono entrate nel folclore messicano molto dopo e non strettamente connesse al mondo dei morti. Questi animali totem sono stati frutto di visioni dell’artista messicano Pedro Linares López durante una lunga malattia: creature terrificanti che gridavano all’unisono “Alebrije!”. Dopo la guarigione decise di trasformarli in arte riproducendoli in cartapesta, assecondando i gusti dei suoi clienti, tra cui Frida Kahlo e Diego Rivera. Da quel momento le Alebrijes sono diventate delle icone e guidano non solo nell’aldilà ma anche durante la vita. In Coco vi è anche un omaggio a Frida, dove il suo Alebrije è una scimmietta.

Pepita, l’alebrije di Mama Imelda nel film Coco

Coco, omaggio a Frida Kahlo

Messico, sfilata di Alebrijes

Come si festeggia

Essendo percepito come una grande festa, il dia de los muertos è ricco di colori e danze. Le persone si vestono con abiti floreali e variopinti, si dipingono il volto come se fosse un teschio e dopo aver cenato in casa e in famiglia, danzano per le strade. Alcune comunità passano la notte al cimitero. Le calaveras, ovvero i teschi, non sono solo le caramelle a forma di cranio, ma sono anche dei componimenti umoristici che ironizzano sulla morte e vengono recitate durante la notte per ridere e scherzare. In ogni regione il dia de los muertos viene festeggiato con delle piccole differenze: nelle regioni meridionali si utilizzano più colori, nelle città rurali le cerimonie sono più solenni mentre nelle città grandi sono molto più festose, fino a diventare talvolta irriverenti.

Anche in Italia la comunità messicana festeggia il dia de los muertos nelle città principali. Tutto questo non ha comunque nulla a che fare con Halloween, con il quale condivide solo il tema della morte e della visita degli spiriti, ma viene concepito in maniera completamente diversa.

Coco, dia de los muertos al cimitero

Messico, dia de los muertos al cimitero

Il significato della festa

La morte dunque è solo un rito di passaggio ed è sacro come la vita stessa, motivo per cui le calaveras ricordano di vivere la propria vita al massimo, di guardare al futuro rimanendo nel presente e di affrontare la morte col sorriso, perché dall’altra parte c’è l’immortalità.

Ricordami

La famiglia ha un ruolo fondamentale perché è il nucleo di una comunità e portatrice di ricordi. La famiglia mantiene viva la memoria di qualcuno tramandando il suo ricordo di generazione in generazione ed è solo grazie alla memoria che si raggiunge l’immortalità. Canzone chiave del film Coco non a caso è Ricordami, che permette alla storia di avere un lieto fine.

Sicuramente anche le nostre storie ne avranno uno se manterremo sempre viva la memoria di chi non c’è più e che ha sempre qualcosa da raccontare.

 

Marianna Alfieri

 

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