Adagiato su un isolotto roccioso che affaccia sul lago di Lemano, il castello di Chillon è un gioiello architettonico medievale, che tra storia e leggenda ha prodotto altre storie attraverso gli scrittori più famosi ed oggi continua ad attrarre migliaia di visitatori alla ricerca di bellezze artistiche, scorci naturalistici e testimonianze letterarie. Pronti a compiere un viaggio per questo straordinario castello? 

La storia del castello di Chillon 

Situato nell’attuale Veytaux, cittadina svizzera vicina a Montreux, il castello di Chillon domina le sponde del lago a partire dall’XI secolo. Situato su una sorta di isolotto roccioso, era un punto strategico obbligato per chi si spostava tra Italia, Francia e Svizzera, attraverso il valico del Gran San Bernardo. Quando passavano di qui le milizie, infatti, pagando i dazi arricchivano le casse del castello.

A partire dalla metà del XII secolo, fu dimora dei conti di Savoia, fino al 1536, quando i Bernesi divennero i nuovi proprietari e lo trasformarono in arsenale.  Nel 1798 divenne proprietà del cantone di Vaud e nell’Ottocento Napoleone vi portò il suo esercito. Nel 1887 fu fondata l’Associazione del castello di Chillon, che lo dichiarò monumento storico. Nell’Ottocento è stata la dimora dei nobili inglesi per riposarsi dallo stress cittadino e in tempi recenti perfino il grande Freddie Mercury ne rimase colpito, tanto da fondare i Queen Studio a Montreaux, nel quale la leggendaria band britannica registrò gran parte dei loro successi. Inoltre, quando Freddie si ritirò dalle scene a causa della malattia, trascorse gli ultimi anni proprio nei pressi del castello di Chillon.

                   

 

L’arte nel castello di Chillon

Tutto il complesso consta di 25 edifici e tre cortili protetti da due cinte murarie circolari. La parte rivolta verso il lago era la residenza sabauda, mentre quella interna era la fortezza vera e propria. Nel XIII secolo, infatti, Pietro II di Savoia decise di espandere l’edificio chiamando il suo fidato architetto Pierre Mainier, in modo che ridisegnasse gli interni per trasformare il castello in un delizioso palazzo, senza però dimenticare l’importanza della difesa, lasciando ancora al mastio il ruolo di rifugio e controllo. L’architettura è tipicamente gotica, con pilastri in marmo e volte ad ogiva, ma le dominazioni successive hanno aggiunto decorazioni all’interno delle stanze.

Le stanze più caratteristiche sono la Gran sala del Conte, che presenta colonne in marmo nero, decorazioni a scacchi e un soffitto a cassettoni; la sala degli stemmi, decorata con bellissimi affreschi del XIV secolo e dominata da un grande camino con gli stemmi araldici dei Savoia; la Camera Domini, la stanza da letto del duca situata al primo piano della torre, e la cappella privata dei Savoia, entrambe con soffitti e affreschi del XIV secolo. Infine vi sono le sale di rappresentanza risalenti alla dominazione bernese, le armi antiche, i cortili e l’incredibile vista sul lago che si gode lungo i camminamenti di ronda.

              

 

Il castello di Chillon nella letteratura

La fama di questo castello è strettamente legata agli scrittori più famosi a livello internazionale, che nel Settecento e nell’Ottocento, grazie soprattutto al Grand Tour, rimasero così incantati da quell’edificio, da sceglierlo come ambientazione o come citazione in alcune loro opere. Victor Hugo, Charles Dickens, J. W. Goethe, Ernest Hemingway sono alcuni esempi di questo fenomeno, anche se i tre autori principali che hanno contribuito maggiormente ad accrescere la fama del castello sono Jean-Jacques Rousseau, Henry James e soprattutto Lord Byron.

Il castello di Chillon dipinto da Gustave Courbet

 

Jean-Jacques Rousseau e “La nuova Eloisa”

Giulia o La nuova Eloisa è un romanzo epistolare del 1761 del filosofo e scrittore francese Jean-Jacques Rousseau, che ispirandosi alla storia d’amore medievale tra Eloisa e il suo maestro Abelardo, narra l’amore intenso e impossibile tra Giulia e il suo precettore Saint-Preux. La vicenda è ambientata nella città svizzera di Vevey e il castello di Chillon fa da sfondo ad una relazione profonda, che va oltre i matrimoni combinati e le pressioni sociali, ma che non sfocia mai nel tradimento: un amore puro, sublimato dalla virtù.

                

 

Lord Byron e “Il prigioniero di Chillon”

Bagna il Lemano di Chillon le mura:
Mille piedi colà profondo il letto
E de’ vasti suoi flutti;
A tanto appunto
La scandaglio calò dá bianchi merli
Gettato del castel che d’ogni intorno da l’acqua è Cinto:
acque e muraglie ha fatto
Una doppia prigione, ed una tomba di viventi Simil:
sotto il livello del lago è posta l’altra vôlta in Cui noi giacevam.

(Traduzione di G. Nicolini)

Così Lord Byron descrive il castello nel poema Il prigioniero di Chillon, pubblicato nel 1816 dopo una visita all’edificio in compagnia di un altro grande letterato, P. B. Shelley.

La storia nasce da una leggenda riguardante un priore e patriota ginevrino, tale Francesco Bonivard, che nel Cinquecento, dopo essere stato arrestato per le sue posizioni antisabaude, venne imprigionato nei sotterranei del castello di Chillon rimanendo incatenato al quinto pilastro per ben cinque anni, per poi essere liberato.

Byron rimase così affascinato dalla leggenda e dal castello, da incidere la sua firma proprio su quella quinta colonna, ancora oggi visibile. Nel scrivere il poema rimane abbastanza fedele alla leggenda, aggiungendo solo che Bonivard è il superstite di una famiglia martirizzata e che muore nelle prigioni.

La firma di Byron sulla quinta colonna

Il protagonista è il tipico eroe byroniano: una persona solitaria, con una grande forza di volontà in grado di sopportare grandi sofferenze e di consolarsi con la bellezza della natura. Contrario alle istituzioni, è un ribelle pieno di passioni, condannato all’esilio o tormentato da un passato doloroso. La tragica morte, inoltre, trasforma Bonivard in un martire della libertà.

Il prigioniero di Chillon dipinto da Delacroix

 

Henry James e “Daisy Miller”

Daisy Miller è un racconto del 1878 dello scrittore statunitense Henry James, che indaga sulla morale di una fanciulla americana di buona famiglia, innamorata dell’Europa, frivola e superficiale, che durante i suoi viaggi frequenta uomini diversi e senza impegno, ma senza nasconderlo alla famiglia. La città svizzera di Vevey è di nuovo sulla scena, dove Daisy incontra il coprotagonista della vicenda, Frederick Winterbourne, al quale chiede di accompagnarla a visitare il castello di Chillon mezzora dopo essersi conosciuti, destando scandalo tra i parenti. In questo caso, quindi, il castello fa da sfondo alla rivelazione, al tourning point della vicenda, in cui Winterbourne, dapprima attratto da Daisy, capisce con chi ha a che fare e, seppur accompagnandola nelle sue esperienze, evita di innamorarsene.

       

 

Il castello di Chillon oggi

Ogni anno il castello di Chillon chiama a sé più di 400.000 visitatori, attratti dall’architettura medievale originaria, dalle decorazioni delle stanze nelle varie fasi della sua storia e dalla firma che Byron lasciò nelle prigioni, facendolo diventare il monumento storico più visitato di tutta la Svizzera. Inoltre, durante i mercatini di Natale di Montreux, nel castello è possibile fare un salto nel Medioevo, con artigiani, commercianti, giocolieri, trampolieri e mangiatori di fuoco in abiti d’epoca che popolano le corti esterne a ritmo di danze medievali, mentre all’interno si cena nella sala grande con tutte le pietanze cotte nei grandi camini e le prigioni si trasformano in un locale notturno. A dimostrazione di come la magia di questo castello sia senza tempo.

 

Marianna Alfieri

 

 

 

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