Sicuramente vi è capitato almeno una volta di dire o di sentir dire: “Ecco l’amico Fritz!”, ma quanti di voi sanno chi è davvero questo signor Fritz? E perché è diventato un epiteto comune? Ebbene, tutte le risposte si trovano in un’opera lirica.

L’opera

L’amico Fritz è una commedia lirica in tre atti di Pietro Mascagni, musicata sul libretto di Nicola Daspuro, a sua volta basato sulla commedia L’ami Fritz del 1876 della coppia Erckmann-Chatrian. La prima rappresentazione si tenne il 31 ottobre 1891 al Teatro Costanzi di Roma ed ottenne molto successo, grazie anche ad un’intuizione dello stesso Mascagni. Egli era certo che non avrebbe trovato un libretto in grado di competere con la celebre Cavalleria Rusticana, la sua prima opera e la più famosa, che all’epoca ottenne lodi soprattutto per il testo, musicato alla perfezione. Di conseguenza, l’obiettivo di Mascagni era, come testimoniano anche le fonti scritte, di scegliere una storia semplice, con trama quasi inconsistente, in modo che potesse essere lodata più per la musica che per il libretto. Il suo editore gli propose L’ami Fritz di Erckmann-Chatrian e Mascagni ne fu conquistato, contattò il librettista Daspuro e in brevissimo tempo fu composto questo piccolo capolavoro.

            

 

La trama

Entriamo dunque nel vivo della vicenda, raccontando la storia del tanto nominato Fritz.

Atto I

La storia si svolge in un paesino dell’Alsazia, dove Fritz Kobus è un giovane e ricco possidente, considerato dagli abitanti un grande benefattore, in quanto è generoso con tutti e sempre pronto ad aiutare i più bisognosi. Fiero di essere scapolo, passa le giornate a divertirsi con gli amici Federico e Hanezò, anch’essi fedeli al celibato. Per questo motivo, si prende gioco del rabbino David, particolarmente desideroso di intrecciare fidanzamenti e celebrare matrimoni. Un giorno, Fritz decide di scommettere col rabbino uno dei suoi vigneti più belli, convinto che David non sarebbe mai riuscito a farlo sposare. David accetta e già canta vittoria ad una festa di Fritz, quando la bellissima e timida Suzel, figlia del fattore, rende omaggio al padrone di casa donandogli un mazzolino di violette e incantandolo inconsapevolmente con la sua bellezza e la sua grazia spontanee.

            

Atto II

Fritz ha passato dei giorni alla fattoria, innamorandosi, senza volerlo ammettere nemmeno a sé stesso, di Suzel, che invece è certa di provare amore per il giovane benefattore. Essendo però molto timida e considerando di essere di rango sociale inferiore rispetto all’amato, Suzel decide di non dichiararsi, ma il rabbino David, accortosi di tutto, riesce con uno stratagemma a farle confessare i suoi sentimenti. Ecco che David, compiaciuto, ha ottenuto la prima prova; ora basta solo far confessare Fritz e vincere la scommessa. Comunicandogli che Suzel sta per sposarsi con un giovane del paese, David ottiene la seconda prova, in quanto Fritz, dissimulando a malapena disappunto e agitazione, lascia il paese con i suoi due amici senza nemmeno salutare Suzel.

    

Atto III

Tornato in paese, Fritz è triste e vive per la prima volta le pene d’amore. Ecco allora che David mette in gioco la sua ultima mossa: dice a Fritz che il padre di Suzel sta per venire da lui per avere la sua benedizione per le nozze della figlia. Preso dalla gelosia, Fritz si rifiuta e difronte alla supplica di Suzel di non favorire il suo matrimonio combinato, una volta per tutte dichiara alla fanciulla di amarla. Con grande gioia di David, che ottiene il vigneto ma che decide di darlo a Suzel come dono di nozze, i due giovani sono finalmente uniti. La prossima sfida del rabbino adesso è trovare moglie a Federico e ad Hanezò, gli amici di Fritz ancora scapoli irriducibili.

 

Il modo di dire

Il personaggio di Fritz, una sorta di antieroe della lirica, è entrato anche nel linguaggio comune. Si usa l’espressione colloquiale “amico Fritz” per più tipologie di persone: l’amico che non dichiara apertamente i propri scopi, quello che fa coppia fissa nelle uscite, oppure l’amico di tutti, un po’ ingenuo, che offre sempre da bere a chiunque. Sono tutte caratteristiche del Fritz di Mascagni, il generoso benefattore che aiuta tutti, che esce sempre con Federico e Hanezò e che non dichiara mai apertamente i suoi sentimenti. Risulta difficile stabilire le vere ragioni per cui Fritz sia così radicato nella nostra cultura, così tanto che è diventato un appellativo scherzoso, spesso senza significato, tant’è che non tutti sanno chi sia alla fine questo Fritz tanto nominato. Secondo il mio modesto parere, in fondo Fritz fa tenerezza, perché sotto una corazza fatta di apparenza e sicurezza, si nasconde un giovane impacciato, così bravo ad aiutare gli altri ma spaventato dall’idea di essere amato e di amare. Un giovane non tanto diverso da noi, un antieroe della lirica che si fa portavoce di un aspetto della nostra umanità.

 

Marianna Alfieri

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