Se dovessi dare un premio ad una figura eroica del nostro tempo, lo darei ad Amélie Poulain, un personaggio nato dalla mente del regista Jean-Pierre Jeunet che ha fatto capolino sul mondo del cinema il 25 aprile 2001. Questa data, forse in modo meravigliosamente inconsapevole, incarna già le caratteristiche di una figura che ci libera dall’apatia e dall’aridità d’animo all’alba di un nuovo secolo.

Una storia che si nutre di assurdità perché assurda è la vita, come quando si perde un genitore troppo presto e a quel punto qualsiasi modo in cui si muore è inconcepibile; una storia che insegna a non avere pregiudizi e quindi se un garzone è timido non vuol dire che non abbia qualità, se una persona si isola per una malattia non è detto che non abbia il potere di guarire gli animi, se un ragazzo lavora al sexy shop non vuol dire che non sia una persona sognatrice e profonda, tanto da risultare l’anima gemella, se un uomo compare in una foto serio e impassibile non è detto che sia un serial killer.
Una storia che educa all’altruismo e all’amore disinteressato, puro, tenero; una storia che ci invita a ritornare sensibili e ad amare la vita nei suoi piccoli dettagli; una storia che ci fa riscoprire quanto sia fondamentale sognare, perché solo così si prende coscienza di ciò che è più importante.

 

Sono tutti insegnamenti che servono ancora oggi e che diventano più che mai necessari in un mondo in cui le nuove tecnologie, così facili da abusare, offrono tutto ciò che serve, rendono inutili le sfumature, le differenze, fanno perdere la bellezza di affondare la mano in un sacco di legumi e la piccola soddisfazione di rompere la crème brûlée col cucchiaino.

Amélie incarna tutto questo e quindi ritengo che lei non debba essere solo un’eroina del nostro tempo, ma anche un esempio da seguire, perché non c’è ricchezza più grande dell’amore universale.

Lo stesso regista pare sia stato travolto dall’aura della sua creatura, in quanto scelse per il café in cui la protagonista lavora non un ambiente artificiale ricostruito in studio ma il Café des 2 Moulins a Montmartre, che in quel periodo stava rischiando la chiusura, così come il negozio di frutta e verdura nei pressi del locale, che sarà quello del signor Colignon, non godeva di una felice condizione economica. Grazie all’enorme successo del film, questi due luoghi diventarono presto i protagonisti di una rinascita e il simbolo della tanto amata Amélie Poulain, che nella sua graziosa e intensa presenza attende di rinascere in ognuno di noi.

Marianna Alfieri

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