Quando gli artisti sono alle prese con le loro creazioni devono sempre fare i conti con il contesto in cui vivono e ogni volta possono scegliere se rimanere in linea ad esso oppure se ribellarsi.

All’interno dell’arte contemporanea ce ne sono tanti che si ribellano, ma ho deciso di parlare di Agnes Denes perché i suoi messaggi sono ancora attuali e ancora necessari da ascoltare e soprattutto da applicare.

Ungherese e dell’annata 1931, Agnes raggiunge gli Stati Uniti da adolescente, dopo un breve soggiorno in Svezia per fuggire con la famiglia dall’occupazione nazista. L’aver cambiato velocemente lingue diverse la porterà negli anni Sessanta ad accostarsi all’arte concettuale, che stava nascendo negli USA proprio in quel periodo con le opere di Joseph Kosuth.

Joseph Kosuth, One and three chairs, 1965, MoMa

L’arte concettuale infatti pone l’attenzione sulle idee e sui concetti piuttosto che sul risultato estetico dell’opera e in questo assomiglia la Land Art, che nasce nello stesso luogo e nello stesso periodo. Essa abbandona i mezzi artistici tradizionali per intervenire direttamente nella natura e sulla natura, rifiutando il museo come luogo di esposizione e il mercato artistico (quest’ultimo con la Pop Art era diventato il punto essenziale). Le opere quindi sono destinate a scomparire dopo la realizzazione e rimanere nella memoria tramite fotografie o disegni, perché gli artisti non puntano al risultato finale ma al processo e alla realizzazione dell’esperienza. Meno conosciuti sono i solchi tracciati sui campi di grano di Oppenheim, molto più conosciuti invece gli impacchettamenti di Christo.

Christo, The Floating Piers, 2016, Lago di Iseo

Dennis Oppenheim, Directed Seeding Wheat, 1968

Proprio la Land Art diventa il linguaggio principale attraverso cui Agnes Denes lancia i suoi messaggi etici e morali, provocando la società odierna e smuovendo la coscienza collettiva ed emblematica è la sua opera Wheatfield, A Confrontation.

Siamo nella New York del 1982 e un ampio terreno urbano dietro le Torri Gemelle accoglieva i detriti e gli scarti di materiale della costruzione del World Trade Center, oggi quartiere Battery Park City, famoso per i grandiosi centri finanziari e i grattacieli scintillanti. Proprio qui, incaricata dal Public Art Fund, Agnes dà vita all’opera d’arte più impressionante che la città avesse mai visto negli ultimi anni: un vasto e ondeggiante campo di grano che nel cuore di Manhattan accoglieva la Statua della Libertà e illuminava il grigiore metropolitano.

Un gesto rivoluzionario, quello di coltivare grano nell’area più urbanizzata al mondo in due ettari di terreno, dal valore di mercato di 4,5 miliardi di dollari. Per realizzarlo ci vollero, oltre ad un sistema di irrigazione, 200 camion carichi di terra, 285 solchi scavati con strumenti manuali dall’artista e da alcuni volontari e 1,8 acri di grano seminati sempre a mano. In quattro mesi furono raccolti circa 450 kili di grano, che qualche anno dopo fecero tappa in 28 città del mondo, grazie alla mostra dal titolo The International Art Show for the End of World Hunger organizzata dal Minnesota Museum of Art.

Un gesto che porta dentro di sé un messaggio fondamentale, in cui il grano simboleggia i concetti universali di cibo, energia, commercio mondiale equo e sinergia tra uomo e natura, denunciando la cattiva gestione delle risorse naturali, l’aumento dei rifiuti industriali e il progressivo e distruttivo inquinamento del nostro pianeta.

Un grido contro la società odierna, un’accesa richiesta di cambiamento che viene riproposta durante l’Expo di Milano nel 2015, il quale aveva come tema la Green Economy, la lotta contro lo spreco di cibo e il rispetto della natura. Il Wheatfield milanese prese vita in Porta Nuova, dietro il Bosco Verticale, occupando cinque ettari di terreno e coinvolgendo cinquemila cittadini. Finita l’esposizione, il terreno è diventato l’odierno Parco Biblioteca degli Alberi, mantenendo così accesa la volontà di progettare un mondo più verde che ci permetta di continuare a vivere anche in un futuro prossimo.

Agnes Danes, campo di grano, 2015, Milano

Inaugurazione biblioteca degli alberi

L’arte è sempre coinvolta nel contesto in cui nasce e quando si ribella vuol dire che qualcosa non va, che qualcosa deve essere aggiustato. Picasso ha denunciato la guerra con Guernica, Agnes Denes denuncia con la sua land art l’autodistruzione dell’uomo, che non può certo essere ignorata.

 

Marianna Alfieri

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